Erano giovani di 19 e 20 anni che andavano in vacanza
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fonte:
- Gazzetta del Sud
GENOVA ? Bernardo Damonte sente il botto e pensa al tuono. Passeggiano nuvole spesse sopra il golfo di Genova, ci può stare. Si affaccia alla finestra: niente temporale, solo acqua. Alza gli occhi verso il cielo e l`autostrada, nell`istante in cui nel suo cortile precipitano 80 metri di massicciata. E poi una macchina, un`Audi. In caduta libera per cento metri, fra i suoi gatti e i suoi pomodori. La sua casa è un puntino bianco sotto il groviglio di asfalto dove la A26 che arriva da Alessandria si scioglie nella Genova-Ventimiglia dopo la discesa da Masone. Il trampolino verso il mare, troppo spesso il bivio della morte. Stavolta il conto sale a quattro. I tre ragazzi sull`Audi e il camionista che li ha urtati spingendoli nel vuoto. I giovani sono tutti valdostani, di Saint Cristophe, e vanno in vacanza: Luca Miotti, 19 anni, Davide Donzel e Michael Valle, di 20. Bamba Kebe Mamadou, l`autista del tir, un senegalese di 47 anni con residenza a Pontedera (Pisa), muore dissanguato dopo un`ora di agonia con le gambe amputate dalle lamiere della cabina di guida. Poi ci sono quelli rimasti feriti (una decina) nei tamponamenti a catena seguiti all`incidente. Ci sono gli 11 chilometri di coda che paralizzano il traffico per ore, con la scia di malori che costringono a intervenire con gli elicotteri. E il racconto terribile dei testimoni. «Ho visto la macchina appesa al guard rail ? riferisce la commessa brasiliana di una lavanderia ?. Dondolava, poi è venuta giù». I vigili del fuoco di Multedo ricostruiscono così: il mezzo pesante
sbanda sull`asfalto bagnato e sradica 30 metri di jersey del viadotto. Il ragazzo alla guida dell`Audi cerca di evitare il tamponamento con una frenata violenta ma perde il controllo. L`auto fa testacoda, poi punta proprio verso il lato senza più protezione, resta in bilico per qualche istante, precipita. Sono da poco passate le 11 del mattino, Bernardo Damonte sente lo schianto in cortile. La sua voce oscilla fra emozione e rabbia, il suo punto di vista è allucinante: lì nella periferia di Voltri si raccoglie tutto quello che per sbaglio casca dall`alto. In cantina ha un`intera collezione di pezzi di camion e automobili precipitate. Tredici, quattordici disastri. Li ricorda tutti: «Qui c`è ancora il segno del seggiolino: cinque anni fa un tir con i freni rotti investì l`auto di una famiglia ungherese. Furono uccisi l`autista, padre e madre. Solo la figlia di 14 mesi si salvò». E poi il polacco che gli è morto fra le braccia, le ferite alle mani di quella volta che per tentare di salvare due ragazzi tagliò le lamiere con l`accetta, il poveretto di cui non si è più trovata la testa. Sgomento e cordoglio sono stati espressi a nome del governo della Regione autonoma Valle d`Aosta dal presidente, Luciano Caveri, «profondamente addolorato per la tragedia che colpisce l`intera regione». Nell`esprimere alle famiglie delle tre giovani vittime il cordoglio suo personale e dell`intera comunità, il presidente sottolinea: «Ancora delle vite di giovani valdostani strappate prematuramente all`affetto dei propri cari. Purtroppo ? aggiunge Caveri ? quello che doveva essere un momento di festa e di spensieratezza si è trasformato, per uno spietato destino, in un momento di indescrivibile dolore». Anche lunedì, infatti, la Valle d`Aosta è rimasta colpita dalla morte, sempre per un incidente stradale ma accaduto in Sardegna, di Pietro Fosson, di 18 anni, figlio dell`assessore regionale alla Sanità. Il Codacons ? dopo la morte dei tre giovani valdostani e del camionista ? torna alla carica e chiede «forti limitazioni alla circolazione dei tir in Italia». «Troppo spesso i bisonti della strada ? afferma il presidente Carlo Rienzi ? sono coinvolti in gravi incidenti da loro provocati. E` quanto mai necessario limitare fortemente la circolazione dei tir ed incentivare il trasporto merci su rotaie che oltre ad essere più sicuro risulta anche meno inquinante». Ci sono tratti di strada prediletti dalla morte, giorni in cui sembra impossibile starle dietro. Come ieri, perché il disastro di Genova è solo il più impressionante di una lunga serie. Sulla superstrada Cassino-Sora madre e figlia in viaggio su una Lancia Y sono state centrate in pieno da un tir carico di frutta che non è riuscito a rallentare al fondo della discesa di Atina. La macchina ha preso fuoco, un altro camion ha tamponato il primo, i due autisti sono rimasti solo feriti. Altro strazio sulla strada Conversano-Monopoli: una donna di 30 anni e la figlia di 4 di ritorno da una mattina al mare sono morte sul colpo dopo il tamponamento che ha visto coinvolte anche due vetture e un blindato della polizia penitenziaria. Sull`autostrada Palermo-Catania un camionista finisce carbonizzato nell`incendio che si sviluppa in cabina. Alle due del pomeriggio un altro tamponamento fra tre mezzi pesanti provoca la chiusura per oltre un`ora del tratto Bologna-Modena della A1, in direzione nord. Alle quattro, raggiunto il tetto ragguardevole di 10 chilometri di coda (più 6 in senso inverso per colpa dei curiosi) il serpente di traffico riprende a strisciare.
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