15 Luglio 2005

Regime del doppio prezzo nel commercio in Sicilia.



Martedì 19 luglio l`Assemblea Regionale, fra i vari altri argomenti all`ordine del giorno, tornerà a discutere il Disegno di legge, primo firmatario Fleres, ma autore – come da sua dichiarazione sul Vostro giornale – il segretario nazionale del Codacons Tanasi, sul regime del doppio prezzo nel commercio in Sicilia.
Ho già espresso apertamente la mia contrarietà a questo provvedimento, non già per una scelta di convenienza politica, ma per una serie di ragioni che ritengo serie e ponderate, che adesso hanno anche l`ulteriore supporto di un autorevole costituzionalista, quale il professor Giovanni Pitruzzella, dell`Università di Palermo.
Ma andiamo con ordine.
Questa iniziativa è anacronistica, visto che un doppio regime dei prezzi è stato praticamente attuato per il lungo periodo, un anno e mezzo, che ha visto transitare il paese dalla lira all`euro.
Oggi, ridiscutere tale passaggio epocale appare davvero incongruo e ci metterebbe all`indice in Europa, dove problematiche di tale tipo sono già state comunque superate.
I giovani pensano in euro, i meno giovani si sono abituati a fare dei rapidi calcoli mentali, magari arrotondati. Ma non è certamente questo semplice arrotondamento, magari a duemila lire, a scatenare l`inflazione o a indurre in clamorosi errori.
Quanto alla speranza che questo provvedimento possa fare da calmiere, basta considerare che si tratta solo di un doppio prezzo comunque imposto da commercianti, fornitori di servizi o quant`altro, senza alcuna incidenza sulla sua formazione e sui costi all`origine, per vanificare ogni illusione.
Ma poi la domanda fondamentare è un`altra. Quale può essere il concambio fra una moneta reale e una virtuale? L`euro esiste e fluttua contro dollaro, sterlina, yen e le altre valute del commercio mondiale. La lira non esiste più, non vale quel 1936,27 determinato da alcuni precisi parametri legati alla fase economica in cui il concambio fu determinato. Oggi andrebbe ridefinito il rapporto con l`euro sulla base dei parametri attuali, che non erano solo nazionali ma anche parzialmente legati alle altre valute europee, che non esistono più.
Un esercizio retorico che andrebbe sostituito con una più accorta politica di lotta all`inflazione, attraverso un monitoraggio della formazione dei prezzi. Mentre è proprio il cartellino del venditore finale l`unica certezza del consumatore, che rimane libero di confrontare e fare le sue scelte.
Infine, un ulteriore conforto mi viene adesso da questo autorevole parere giuridico.
Con la riforma del titolo V della Costituzione infatti, ogni provvedimento in materia di politica monetaria e valutaria o di tutela dei consumatoti – si sostiene nel parere chiesto dalla Confcommercio – rientra nelle competenze esclusive dello Stato. Pertanto questa legge, se approvata, ci esporrebbe a un contenzioso dopo l`inevitabile impugnativa da parte del Commissario dello Stato. E appare anche prevedibile un intervento sanzionatorio da parte della Comunità europea.
Ciò dovrebbe bastare a mandare subito in archivio un Ddl assolutamente fumoso e dagli effetti nulli.


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