Multe, il traffico non ?scusa? i vigili
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fonte:
- Il Messaggero
La Cassazione: se non vengono contestate è giusto annullarle
ROMA – Questa volta a pagare le spese processuali sarà la prefettura di Roma. La Corte di Cassazione, ancora interpellata sulle multe, torna a dare ragione a un automobilista. L?uomo era stato colto in fallo senza saperlo, nessuno lo aveva fermato per contestargli l?infrazione. A casa aveva ricevuto il verbale e l?ingiunzione di pagamento. Adesso la Corte suprema annulla la multa e ?bacchetta? i giudici di pace chiarendo che il «traffico» di una grande città non giustifica la mancata contestazione delle infrazioni al codice della strada.
I giudici hanno accolto il ricorso di Romano G., multato nella capitale per eccesso di velocità.
Nel febbraio del 2002, l?uomo si era opposto all`ordinanza del Prefetto di Roma che «aveva emesso a suo carico l`ingiunzione di pagamento per violazione dell`articolo 142 del Codice della strada». L?automobilista aveva fatto opposizione davanti al giudice di pace chiedendo l?annullamento della multa, perché «la violazione non era stata contestata nell?immediatezza dei fatti» e, soprattutto, perché non erano stati specificati i motivi che avevano impedito agli agenti di fermarlo. Ma il giudice di pace aveva rigettato l`opposizione dando torto a Romano. Nelle motivazioni si chiariva: «Quanto al lamentato mancato fermo del veicolo, non sempre è possibile, per motivi di traffico, provvedere alla contestazione personale dell`informazione».
Romano G., difeso dall?avvocato Rossella Cicchetti, però non si è arreso: contro la decisione del Giudice di pace ha presentato un ricorso in Cassazione. E alla fine ha avuto ragione. I giudici supremi hanno accolto la sua istanza e annullato l`ingiunzione di pagamento emessa dal Prefetto. Di più. Da piazza Cavour è arrivata anche la condanna per la Prefettura, rappresentata dall?Avvocatura di Stato: un conto di 780 euro per le spese processuali.
I Supremi giudici hanno ritenuto «fondato» il reclamo di Romano e hanno sottolineato nelle motivazioni: «Gli articoli 200 e 2001 del codice della strada stabiliscono che, quando è possibile, la violazione deve essere immediatamente contestata e, qualora ciò non sia possibile, occorre notificare al trasgressore il verbale con gli estremi precisi della violazione e l`indicazione dei motivi che hanno reso impossibile la contestazione immediata».
In nessun caso, anche in una città come Roma, è possibile fare riferimento al traffico per giustificare la mancata contestazione personale dell`infrazione.
E la sentenza, che di certo darà il via a un?altra pioggia di ricorsi, suscita i commenti soddisfatti del Codacons. Il presidente dell?associzione dei consumatori, Carlo Rienzi, esulta: «Una decisione giustissima e garantista che impone ai vigili la contestazione immediata delle infrazioni.
«Una multa che arriva a casa dopo mesi e mesi dal momento della violazione – prosegue Rienzi – non serve a nulla e perde il suo potere educativo, senza contare che spesso le contravvenzioni vengono elevate a ?raffica?, con vigili e vigilini nascosti nei punti più assurdi, e rappresentano un espediente dei Comuni per aumentare gli introiti».
Non è la prima volta che la Cassazione si pronuncia in favore degli automobilisti. Nei mesi scorsi i giudici avevano annullato una multa perché nell?indirizzo non si precisava in quale palazzina di un comprensorio abitasse il destinatario e ancora prima un?altra contestazione nella quale mancava il motivo dell?ingiunzione al pagamento.
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