6 Luglio 2005

Sul nuovo strumento professionisti fiduciosi e imprenditori scettici



BARI ? «Dobbiamo continuare a crederci, anche se non dovessimo registrare lodi arbitrali di qui a 10 anni». Claudio Mazzocca, presidente dell`Ordine dei dottori commercialisti di Trani, è tra i più grandi sostenitori della camera arbitrale interprofessionale e non si scoraggia né di fronte all`inattività dell`organismo che ha contributo a fondare né di fronte allo scetticismo di imprese, associazioni di consumatori e camera di commercio. « Non è facile, lo sapevamo anche quando siamo partiti. Ma non si può dire che non abbiamo ottenuto risultati in questi anni: molti dottori commercialisti riescono a convincere i propri clienti a inserire le clausole compromissorie negli statuti societari e nei nuovi contratti. La riforma del diritto societario ha agevolato ulteriormente questo percorso, che onestamente vedo in discesa, anche perché si tratta di uno strumento straordinario. Forse dobbiamo solo lavorare di più per la divulgazione » .
Nella cosiddetta giustizia privata credono anche gli avvocati, nonostante la strada tradizionale convenga di più alle loro tasche. « Non è solo una questione di convenienza ? precisa Bruno Logoluso, presidente dell`ordine degli avvocati di Trani ?, se fosse stato così non avremmo partecipato alla fondazione della camera interprofessionale.
Il nostro ruolo è quello di suggerire ai nostri clienti la soluzione migliore per risolvere i loro problemi e l`arbitrato oggi è una strada assolutamente praticabile. Un organismo come quello costituito a Trani, con quasi tutte le professioni rappresentante, garantisce inoltre grande competenza » . Sull`iniziativa dei professionisti, però, non sono molto d`accordo le Camere arbitrali tradizionali, quelle di emanazione delle Camere di Commercio. « Dagli Ordini professionali ci aspetteremmo maggiore collaborazione piuttosto che concorrenza » , afferma Nico Romito, avvocato, presidente della camera arbitrale di Bari. « Forse con il loro contributo ci sarebbe un maggior ricorso ad arbitrato e conciliazione, strumenti che per le imprese rappresentano una grande opportunità » . Ne è convinto anche il Codacons, che però ritiene fondamentale una maggiore divulgazione: « Non è facile cambiare la mentalità di imprese e cittadini ? spiega Nicola Ulisse, responsabile della delegazione di Trani? ma diciamo pure che i professionisti potrebbero fare molto di più in questo senso » . Ma probabilmente l`arbitrato non decollerà, anche perché gli imprenditori non ci credono. « È lento, dispendioso, genera conflittualità con i clienti e comporta un risultato imprevedibile » , conferma Antonietta Majellaro, imprenditrice e organizzatrice di seminari su arbitrato e conciliazione per conto di Assindustria Bari. « Per capire la percezione di questo strumento da parte delle imprese, basti pensare che all`Assindustria registrammo molta preoccupazione quando furono introdotti i contratti tipo della Camera di commercio, che prevedono, appunto, la clausola compromissoria: si credeva fossero vincolanti ( anche se non è così), tanto che sono in pochissimi a utilizzarli. Bisognerebbe insistere di più sulle procedure di conciliazione, quello sì uno strumento in grado di far diminuire il contenzioso, che oggi rappresenta uno dei costi maggiori sostenuti dalle imprese. L`arbitrato, invece, non sopperisce alle carenza della giustizia togata» .

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