Il caro-benzina prende fuoco
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fonte:
- La Padania
Oggi occorrono circa 2.440 lire (1,260 euro) per un litro di verde, vale a dire 220 lire in più
Roma – La benzina alle stelle. Spinta dalle fiammate del greggio sui mercati internazionali, macina record fino a toccare ieri il suo nuovo massimo storico: 1,260 euro per un litro di verde.
Mentre per gli automobilisti italiani si profila una nuova estate all?insegna dell?emergenza caro-pieno con un litro di carburante salito di 0,110 euro al litro, vale a dire 220 lire del vecchio conio, si riapre il dibattito per un intervento del Governo. Sull`unico fronte a sua disposizione: la leva fiscale considerato che i prezzi dei prodotti petroliferi sono ormai da un decennio liberalizzati.
Spiega il presidente dell?Adoc, Carlo Pileri: «Se davvero, come sostengono alcuni analisti, il prezzo del greggio toccasse gli 80 dollari a barile, il maggiore esborso per una famiglia sarebbe di oltre 300 euro l?anno, di cui circa 200 incamerati dallo Stato. Per alleviare la situazione di difficoltà delle famiglie l?unica soluzione è un?accisa variabile in grado di mantenere stabile il prezzo alla pompa, senza indebolire il commercio».
E dai consumatori ai sindacati, passando per il responsabile economico dei Ds, Pierluigi Bersani, si alza un vero e proprio coro di richiesta di intervento sul fronte fiscale. Non per un ?bonus? come avvenne negli anni passati ma – è questa la richiesta avanzata da più parti – per l?introduzione di un?accisa mobile: un meccanismo cioè che garantendo fermo il gettito per lo Stato usi l?accisa come ammortizzatore dei picchi della materia prima sui mercati internazionali senza interferire con le entrate.
Il governo frena e i petrolieri gli fanno sponda, ma uno spiraglio, almeno ?teorico? arriva dal direttore fonti del ministero delle Attività produttive, Sergio Garribba. «In linea di principio si può fare. L?ipotesi andrebbe prima verificata a livello Ue: tenere fisse le entrate per il Tesoro, fissando un tetto di incasso» e usare l?accisa come ?strumento anticongiunturale? per combattere il caro-petrolio.
Un intervento che però il viceministro all?Economia Giuseppe Vegas tende a ?escludere?, mentre il ministro dell?ambiente Altero Matteoli giudica «un po? difficile» anche se – annuncia – «aspettiamo di conoscere le valutazioni dei ministri competenti».
E a far da sponda torna anche il presidente dei petrolieri Pasquale De Vita che pur ribadendo che una misura fiscale ?sarebbe auspicabile?, ribadisce – conti alla mano – che il Governo non dispone di grandi margini di manovra: il gettito di quest?anno dovrebbe infatti registrare un calo di 100-200 milioni di euro per il calo dei consumi e lo spostamento progressivo della domanda dalla benzina al gasolio (su quest?ultimo incide un meccanismo di fiscalità diverso).
Bersani però insiste: «È una scorrettezza da parte del Governo non intervenire». E ricorda come la fiscalità sui carburanti sia «una tassa ombra che il cittadino non percepisce».
Compatto il fronte di consumatori nel sostenere l?ipotesi del`accisa mobile. E, una volta tanto, alleato con i benzinai della Fegica-Cisl che da tempo sollecitano la stessa misura ricordando l?impossibilità, invece, di un intervento sull`Iva, soggetta alle norme Ue. Mentre il Codacons ricorda, numeri alla mano, che il pieno italiano è tra i più cari d?Europa, secondo il segretario nazionale della Fegica-Cisl, Roberto Di Vincenzo, il governo dovrebbe usare «l`unica leva a sua disposizione, cioè quella fiscale: se vuole intervenire sul caro-pieno deve mettere mano sulle accise». Ricordando che la proposta è stata fatta anche dal leader della Cisl, Savino Pezzotta, Di Vincenzo spiega che sarebbe in grado di ammortizzare gli aumenti della materia prima senza impatto per le casse dello Stato. Un?idea che da tempo viene auspicata da più parti, ricorda Di Vincenzo precisando che per quanto riguarda invece l`altra componente fiscale, l?Iva, non c`è possibilità di intervento essendo regolata dalla normativa comunitaria. «Nonostante esista una norma Ue che stabilisce, nell?ambito della liberalizzazione dei mercati, la completa discrezionalità dell?imprenditore-gestore nella fissazione del prezzo di vendita, abbiamo sottoscritto accordi con le compagnie per la fissazione di un prezzo vendita ?massimo?. Ci siamo cioè impegnati a non applicare sul prezzo di vendita consigliato dalle compagnie un margine superiore agli 0,0035-0,0080 euro al litro». Ora – spiegano i benzinai – la palla deve passare al governo.
L?Italia, se vuole, ha la possibilità di ridurre le accise, visto che è già ampiamente al di sopra della soglia minima stabilità dalla direttiva europea del 2003. Lo ha detto Maria Assimakopoulou, portavoce del commissario europeo per la Tassazione Laslzo Kovacs.
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