La sindrome iraniana si abbatte sul petrolio
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fonte:
- Giornale.it
«È quasi certo un intervento militare degli Stati Uniti – profetizza Lauerman – che avrà come target gli impianti nucleari del Paese. Questo manderà i prezzi del petrolio alle stelle». Non tutti gli analisti sono però schierati sulla linea del Ceri. Per esempio, c`è chi dubita dell`effettiva volontà di Teheran di chiudere le porte agli investitori stranieri: «L`Iran vive di petrolio, ha bisogno di esportarlo», afferma Tim Douek, numero uno della società di ricerca Utilis Energy. Altri ricordano che attualmente l`Iran, il secondo maggior produttore mondiale dopo l`Arabia Saudita, dispone di un output di circa 4 milioni di barili al giorno grazie agli sforzi finanziari di gruppi stranieri come Royal Dutch-Shell. Davide Tabarelli, presidente del centro Ricerche industriali ed energetiche (Rie), sposta invece l`analisi sulla crescente richiesta energetica, considerata alla base dei rincari. Colpa della Cina? Non si direbbe: «La vera forza è la domanda americana, che continua a tirare. Se nonostante questi picchi la domanda globale continua a crescere, paradossalmente 60 dollari il barile si può considerare un valore basso».
Di sicuro non sono considerati pochi gli 1,259 euro per ogni litro di benzina chiesti agli automobilisti che inducono il Codacons a chiedere un intervento del governo, a cominciare dall`apertura di distributori di carburanti anche nei centri commerciali, sul modello francese. Federconsumatori e Adusbef hanno infine calcolato in circa 515 euro l`anno il maggior aggravio per le famiglie derivante dagli aumenti diretti e indiretti
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