«Avevamo una casa poi qualcuno ci ha privato di questo diritto»
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fonte:
- Il quotidiano della Calabria
poi qualcuno ci ha privato di questo diritto»
“Caro signor Costanzo mi chiamo Emma, ho 20 anni e vivo a Catanzaro“. Inizia così, la lettera che nei giorni scorsi è giunta sulla scrivania del noto giornalista. Non si tratta di una burla, ne di uno dei tanti appelli che il noto conduttore televisivo spesso sottopone all`opinione pubblica. Si tratta di una storia vera, drammatica per certi versi, emblematica per altri. Drammatica lo è davvero, se si pensa che la protagonista della storia oltre ad aver vissuto una situazione familiare problematica, è da tempo colpita da una malformazione dell`arto destro. Si chiama ipoplasia ed impedisce lo sviluppo del femore, della tibia e del piede. La storia di Emma diventa però emblematica, quando la madre, da sempre suo unico punto di riferimento deve tutti i giorni fare con i conti con un sistema burocratico ed amministrativo, che spesso nega i diritti basilari a chi già, il destino ha negato quelli esistenziali.
Anna Rita D`Ippolito, è il nome di quella che potrebbe definirsi una “madre coraggio“. Un coraggio duramente messo alla prova da un episodio che, sin da giovedì porterà le due donne a non aver un tetto sotto al quale vivere. Ebbene si, al danno si unisce la beffa.
«Noi una casa l`avevamo, poi qulacuno ha voluto privarci di questo sacrosanto diritto». Così, esordisce la donna, nel raccontare quanto accadutole, insieme all`avvocato Francesco Di Lieto e ad alcuni membri del Codacons, divenuti volontariamente paladini della causa della D`Ippolito. La donna era assegnataria di un immobile sito in via Dandolo, di proprietà dell`Aterp sin dal 1990. Per motivi, strettamente legati alle condizioni fisiche della figlia, la D`Ippolito ha sollecitato sia l`Aterp che il Comune al fine di ottenere un`abitazione collocata al piano terra. Pertanto, su consiglio del personale Aterp, secondo quanto riportato da un documento redatto dal coordinamento delle associazioni per la difesa dei consumatori, nel 2001 la donna ha effettuato un cambio con la famiglia Criseo, spostandosi nell`abitazione di tali assegnatari, sita in viale Isonzo.
Dopo qualche mese, le due donne sono state sfrattate dall`Aterp, in quanto risultavano non assegnatarie dell`immobile. Inoltre, al tempo fu impossibile ripristinare la vecchia abitazione situata in via Dandolo, poichè la stessa risultava assegnata ai coniugi Criseo. Dopo aver ottenuto l`accesso agli atti, la battaglia intrapresa da Di Lieto e dalla D`Ippolito è poi, proseguità, visto che la situazione in cui allo stato attuale attuale si trova la donna è stata ulteriormente aggravata dal fatto che, entro domani le due donne, le due donne dovranno lasciare la casa d`accoglienza “La Maddalena“, in cui attualmente risiedono.
In tal senso, il Codacons si è già mosso chiedendo al responsabile del Settore sociale del Comune, Domenico Vasapollo, una proroga del tempo di permanenza nella struttura e sopratutto un`immediato chiarimento di quanto accaduto a danno della donna. Un chiarimento legittimo, che Di Lieto ha precedentemente richiesto anche al sindaco facente funzioni del Comune, Filippo Pietropaolo, dal quale secondo quanto riferito dall`avvocato, si è ottenuto solo “un`alzata di spalle“.
«Forse, ha preferito mettere la questione – ha aggiunto Di Lieto – in burletta. Dunque forse Catanzaro, meritava di meglio». Adesso non resta altro che aspettare. Aspettare l`esito dell`incontro che Di Lieto insieme alla D`Ippolito avrà oggi con il tecnico del settore che si è occupato della vicenda. Aspettare l`esito dell`indagine che il Codacons continuerà a sviluppare fra la documentazione relativa alla pratica. Aspettare ed intanto sperare che Emma, possa ricevere presto, risposta da Maurizio Costanzo. Forse lui, con i “suoi potenti mezzi“ potrà far luce sulla vicenda ed aiutare la giovane catanzarese a pensare ad un futuro migliore. Basterebbe almeno, un futuro da costruire sotto il tetto di una casa.
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