Lite sull`astensione tra Casini e Fassino. An spaccata
Divisi al referendum Lite sull`astensione tra Casini e Fassino. An spaccata I quesiti sulla vita Procreazione assistita, l`ultima guerra sul quorum Berlusconi: no comment. Oggi giudizio sugli sms   Roma. Ultimi appelli ed ultime polemiche sul referendum sulla parziale abrogazione della legge sulla procreazione assistita, che si svolgerà domani dalle 8 alle 22 e lunedì dalle 7 alle 15. Ieri si è conclusa la campagna elettorale con i comizi dei sostenitori del Sì, che hanno invitato gli elettori a“non andare al mare“, e di quelli dell`astensione che hanno chiesto di disertare le urne per rendere nullo il risultato. L`ultimo scontro è stato sulla laicità dello Stato, che divide gli schieramenti. I sostenitori del sì, a cominciare dal diessino Fassino, hanno criticato gli interventi dei presidenti del Senato Pera e della Camera Casini ritenuti a favore dell`astensione. Ma Casini ha negato di aver mai invitato gli elettori a non recarsi alle urne ed ha accusato Fassino di aver perso “la sua consueta serenità“. Sia io che Pera, ha detto Casini, abbiamo “evidenziato la triplice possibilità che i cittadini hanno davanti: votare sì, votare no o astenersi“. Il presidente della Camera ha comunque ribadito che egli non andrà a votare ed ha sostenuto anche di non considerare gli astensionisti consapevoli “cittadini di serie B“ perché soltanto alle elezioni politiche è “sacrosanto votare“. Fassino in risposta ha elogiato il Capo dello Stato Ciampi e il leader dell`Unione Prodi i quali hanno annunciato che domani andranno a votare. “Chi si astiene sabota il referendum“, ha detto il segretario dei Ds: “La stortura della legge 40 è quella di aver voluto mettere al primo articolo che l`embrione è una persona. Noi, voglio ricordare, difendiamo la vita e ci battiamo per la vita. Per questo“, ha concluso, “invitiamo tutti ad andare a votare quattro sì, perché è anche un modo per dire che la legge sull`aborto non si tocca“. Alla vigilia del voto ha invece taciuto il leader del centrodestra e presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi: “Mi dispiace ma non faccio dichiarazioni… “, ha detto il premier ieri sera ai giornalisti. Non fa dichiarazioni sul referendum? “No, veramente io non intendo fare dichiarazioni su questo come su altri argomenti…“. Ma secondo il sottosegretario al Welfare Rosso (Fi) il premier “non andrà alle urne“ perché “questa legge l`ha votata. Non vuole però che la sua posizione influenzi altri“. Prodi ha annunciato invece che andrà a votare ma non ha precisato se dirà sì oppure no alla parziale abrogazione della legge 40. Ha però lamentato che il suo silenzio e quello della moglie sono stati “strumentalizzati“: “Sono state fatte indebite congetture. Parteciperò al voto guidato dal mio essere cittadino ed esprimerò nel voto le mie intenzioni morali e religiose“. A favore del voto è intervenuto il capogruppo Ds alla Camera Violante che ha citato un versetto del Vangelo secondo Matteo per invitare a votare i referendum: “Il vostro parlare sia sì-sì o no-no: tutto il resto è del demonio“. A favore dell`astensione è il ministro Giovanardi (Udc): sostiene che con questo referendum si vuol far passare il principio della selezione eugenetica. Ma ieri lo scontro tra gli schieramenti è continuato anche sul terreno dell`informazione ai cittadini. Ieri il giudice civile di Roma, Eugenio Curatola, si è riservato la decisione sul ricorso con il quale il Codacons e il comitato per il no ai quesiti referendari hanno chiesto l`emissione di un provvedimento d`urgenza che ordini al ministero dell`Interno di inviare sms ai cittadini italiani per diffondere le modalità di svolgimento del referendum. La decisione potrebbe essere presa entro stamattina. L`Avvocatura dello Stato ha però sostenuto la tesi che il governo non può inviare gli sms per non violare la privacy dei possessori di telefoni cellulari. Ma il Codacons è insorto accusando il ministro dell`Interno ricordando che invece alle elezioni Europee del 2004 il governo gli sms li aveva invece inviati. Le polemiche comunque continueranno anche dopo il referendum. Dopo il voto si aprirà una resa dei conti in Alleanza Nazionale: il 2 e 3 luglio si riunirà l`assemblea nazionale del partito per “processarè“ il suo leader Gianfranco Fini che, in contrasto con la maggior parte dei dirigenti e dei militanti di An, ha deciso di votare ai referendum tre sì ed un no e rivendicando la laicità dello Stato. Uno strappo che potrebbe portare An ad una spaccatura insanabile. Quello che tutti ora si chiedono è “cosa farà Fini“. Domanda, per ora senza risposta, che è stata rivolta a Fini dal ministro della Salute Storace. Nel partito si vocifera di possibili dimissioni del leader, forse deciso ad andare per la sua strada creando un nuovo partito di centrodestra che non abbia più legami con la vecchia destra missina. Storace è però convinto che Fini non se ne andrà dal partito. Ma attende di sapere da lui cosa vuole farne di An. Il ministro punta l`indice anche contro i molti colleghi di An che fino a ieri hanno applaudito Fini mentre ora gli sono rivoltati contro. Ma quello che sta succedendo in An, spiega il senatore Domenico Fisichella, è il risultato di una lunga storia di questioni irrisolte.
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