Tavolino selvaggio, partono le nuove regole
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fonte:
- Il Messaggero
Una levata di scudi quasi unanime, contro quello che i ristoratori considerano «un provvedimento che danneggia gli esercenti e una grande fetta dell?economia romana». Dai rappresentanti dei gestori dei pubblici esercizi arriva un coro di proteste contro le norme approvate lunedì scorso dal consiglio comunale per regolamentare l?occupazione del suolo pubblico, a partire da nuove tariffe e sanzioni.
«Non c?è stata alcuna concertazione tra il Campidoglio e le associazioni di categoria – sbotta Nicola Gaudenzino, presidente regionale della Fipe-Confcommercio – L?unico che ci ha ascoltato veramente è stato il sindaco Veltroni, che ci è venuto incontro limitando la Ztl notturna al fine settimana. Gli altri rappresentanti istituzionali si sono limitati a imporci il testo che avevano già deciso, respingendo in blocco le nostre proposte e facendo anche la voce grossa».
Gli aumenti delle tariffe per i tavolini si riverseranno sul conto? «Certo, non vedo come si possa fare altrimenti – risponde Gaudenzino – visto che a pagare, anno dopo anno, sono sempre i commercianti. D?altronde non è con l?aumento delle tariffe che si fermano teppisti e ubriachi. I quali, come tutti sanno, entrano in azione quando chiudono i locali».
Sconcertato anche il presidente dell?Assoristoranti romana Nazzareno Sacchi. «È assurdo che una delibera così importante per l?economia cittadina sia stata calata dall?alto, senza una vera concertazione», sottolinea Sacchi. I ristoratori puntano il dito anche contro un aspetto della delibera che non riguarda il canone di occupazione del suolo pubblico: «Non si può affidare ai Municipi la competenza di stabilire la massima occupabilità per ogni singolo luogo – dice Sacchi – Così si rischia di mettere più o meno tavolini in una piazza a seconda di chi ci abita, e della possibilità dei vari condomini di esercitare pressioni sul Municipio».
Su quest?ultimo punto batte anche Gaudenzino: «Abbiamo già avuto esempi di questo tipo, nel centro storico – sottolinea il presidente della Fipe – Non è corretto che locali che operano da anni in una piazza debbano essere penalizzati dalla presenza di inquilini influenti negli edifici circostanti».
Critica anche la Confesercenti, che in una nota esprime «preoccupazione per l?aumento così elevato del canone di occupazione del suolo pubblico» nel cuore della città. «Questo ulteriore e pesante aggravio sulle imprese – argomenta Liborio Pepi, presidente della Fiepet – può avere effetti negativi sia sull?occupazione che sui consumi, in un momento in cui la crisi economica generale non dà alcun segnale di inversione e di ripresa. È giusto puntare al miglioramento dei servizi sul territorio, ma quest?obiettivo si sarebbe potuto raggiungere anche con una diversa gradualità nelle tariffe e nei tempi di applicazione».
Più morbida la posizione delle associazioni dei consumatori. «Si tratta di un problema delicato – dice il presidente del Codacons Carlo Rienzi – Il Comune di Roma affronta delle spese per la pulizia e il decoro delle strade, e quindi ha il diritto di chiedere il pagamento di un canone. Ma questo non deve portare a una sorta di privatizzazione degli spazi pubblici. Noi crediamo che, finché non si danneggiano gli altri cittadini, sia un diritto di tutti usare piazze e strade per passare il tempo» . Sulla possibilità di rincari nei prezzi di pasti e bevande, Rienzi invita tutti «a segnalare casi di aumenti ingiustificati alle associazioni di difesa dei consumatori e ai vigili urbani».
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