I bambini e gli eroi del wrestling «Vietiamoli». «No, è un gioco»
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fonte:
- Corriere della Sera
La scomunica di «Avvenire» e quella dei consumatori
ROMA – Ben tre scomuniche. Se l?è beccate stavolta lo sport spettacolo più di moda del momento. Un fenomeno che sta prendendo le masse e che preoccupa le mamme perché piace più ai loro bambini che ai papà. Avete presente quei ring con tappeto imbottito dove due omini Michelin se le danno di santa ragione anche se solo per finta? Il wrestling appunto, che più piace più suscita polemiche. Ieri mattina Daniele Capezzone dai microfoni di Radio Radicale, dopo aver letto l?allarme del Codacons su Libero , un editoriale di Stefano Zecchi sul Giornale e la critica del supplemento dell? Avvenire , decide che è ora di dire basta. «Ho pensato – spiega poi al Corriere – che dopo tutti questi interventi censori, la difesa delle libertà passava anche attraverso la difesa del wrestling . Ho una vaga impressione che ognuno a modo suo deve di volta in volta individuare un nemico nelle cose che a qualcuno non piacciono e che quindi bisogna vietare a tutti. Questo Codacons è lo stesso che proibiva Goldrake e Mazinga con argomenti moralistici. Ma in fondo il wrestling cos?è? Nient?altro che due ciccioni che fanno finta di picchiarsi». «Non fanno poi così finta – spiega l?avvocato Carlo Rienzi del Codacons -. La moda impazza tra i piccoli, dai 6 anni, Sky e Italia 1 mandano in onda gli incontri nelle fasce protette, le mamme mi raccontano di bambini che la mattina alle 7 su Sky guardano il wrestling prima di andare a scuola e poi davanti ai cancelli si prendono a pugni con i compagni». Ecco perché Codacons e Osservatorio sui diritti dei minori hanno chiesto al prefetto di Roma di vietare a chi ha meno di 14 anni la kermesse in programma sabato prossimo al Palalottomatica.
«Il punto non è se facciano finta oppure no di ammazzarsi di botte – interviene la neuropsichiatra infantile Paola Binetti -. L?attenzione ai fenomeni di imitazione nei bambini ci dev?essere comunque. I bambini attivano una mentalità dei giochi di ruolo e si mettono a emulare. Non conoscendo le tecniche finiscono per farsi male. Dunque sì al wrestling ma come disciplina sportiva, in un centro con addestratori adulti. Il bambino ha bisogno di familiarizzare con la sua aggressività ma la potenza senza controllo è devastante».
Il wrestling come sport da praticare. In Italia già ci hanno pensato, e a Torino stanno per partire i primi corsi per ragazzi dai 14 anni. «Io sono d?accordo con il Codacons sulla prevenzione, non lo sono affatto sulla demonizzazione», dice Michele Posa, che assieme a Luca Franchini forma la coppia d?oro di commentatori di wrestling su Sky. «È vero – ammette il presentatore sportivo -, in Italia c?è stata una precisa scelta editoriale che ha abbassato l?età del target . In America questo sport è fatto per gli adulti, dai 19 ai 40 anni. Ma comunque noi mandiamo sempre in onda spot che spiegano che quei campioni sono professionisti pagati, e di non imitare le loro mosse». Posa presenterà a Roma lo show di sabato prossimo. «Sarà solo una grande occasione di festa. E poi, vogliamo vedere se è più pericoloso andare allo stadio per una partita di pallone o ad un incontro di wrestling ?».
È d?accordo il comico di Zelig Pino Campagna. Che il wrestling se lo guarda in cassetta la sera prima di dormire. Lui, che adesso usa i figli ventenni come soggetti delle sue gag comiche, li portava a vedere gli incontri quando il pubblico non era numeroso. «Il primo match l?ho visto al Forum di Assago nell?88. Nel ?94 ho portato i miei figli, allora sui 10 anni, al Palaeur di Roma. Da allora il wrestling è rimasto in famiglia. Per anni il letto matrimoniale alla sera si trasformava in un ring, mia moglie Carmela a fare da arbitro, noi con canottiere con sopra scritto “Campagna?s brothers“».
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