L`Europa va avanti sul mais Ogm
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fonte:
- Il Sole 24 Ore
BRUXELLES ? Accuse e contraccuse. Invettive contro allarmanti rapporti non diffusi al pubblico sui danni ai reni e al sangue di topi che hanno provato un tipo di mais geneticamente modificato e critiche alle procedure di autorizzazione europee, definite troppo lassiste; ma anche repliche che smentiscono la segretezza di quel rapporto e sottolineano come gli iter europei siano i più rigidi del mondo, puntando invece il dito su “ bufale“ giornalistiche e un clima di infondato allarmismo.
Ancora una volta le biotecnologie tornano a infiammare gli animi in Europa. E questa volta non si parla solo di rischi per l`ambiente, ma si arriva ad agitare lo spettro di effetti negativi per la salute umana, da tempo non più evocato. E si discute anche il ruolo giocato dal comitato scientifico Ogm dell` Agenzia europea per la sicurezza alimentare ( Efsa) di Parma, l`istituto creato proprio per fornire autorevoli opinioni scientifiche e dare sicurezza ai consumatori europei.
Ma è bene analizzare i fatti con ordine. Durante il week end, il giornale « Independent on Sunday » ha pubblicato stralci di un rapporto di 1.139 pagine condotto dalla Monsanto, che ha indicato anomalie di organi interni e nella composizione del sangue di topi nutriti con il mais transgenico Mon 863. Il giornale ha citato esperti di genetica, secondo i quali questi eventi debbono indurre alla cautela anche nella valutazione degli effetti sulla salute umana di chi ingerisca quel mais.
La Monsanto ribatte di aver presentato all`Efsa nel luglio 2002 la richiesta di autorizzazione per l`importazione del Mon 863 come mangime o prodotto alimentare e di aver poi fornito tutte la documentazione integrativa richiesta dall`Agenzia. Il 2 aprile 2004 il comitato dell`Efsa adottò, infatti, un primo parere favorevole sostenendo che « è improbabile che la commercializzazione del mais Mon 863 possa avere effetti avversi sulla salute umana e animale o sull`ambiente » . A seguito poi di una richiesta di approfondimenti arrivata dalle autorità tedesche ( proprio sulla base dello studio citato dall` « Independent » ) l`Efsa ha riesaminato il dossier e ribadito il parere positivo il 20 ottobre, sostenendo che « non vi sono prove che possano cambiare le conclusioni già raggiunte » .
« Posso confermare che il comitato scientifico Ogm dell`Efsa ha preso visione dell`intero studio di oltre mille pagine prodotto da Monsanto e non solo di un estratto » ribadisce il portavoce dell`Agenzia alimentare, Carola Sondermann, aggiungendo che i dati in possesso degli scienziati erano « sufficienti » per esprimere l`opinione e forse si è fatta confusione con un altro mais ibrido ( Mon 863×810) sul quale invece lo stesso comitato si divise e non diede l`autorizzazione. Anche sul fronte della Commissione Ue, il portavoce, Philip Tod, fa presente che « non ci sono elementi nuovi tali da rimettere in discussione la decisione di portare avanti la procedura di autorizzazione del Mon 863 » , precisando che a giugno una proposta in tal senso sarà presentata al Consiglio dei ministri Ue, che avrà tre mesi per decidere.
Giovedì scorso, il Comitato Ue per la regolamentazione degli Ogm però non è riuscito a coagulare un voto favorevole al Mon 863, anche per la posizione contraria dell`Italia, che si è schierata contro, con altri sette Paesi, mentre altri dieci Paesi hanno votato a favore e sei si sono astenuti. Intanto il Codacons ha inviato un esposto alla Procura di Parma chiedendo se il comportamento di funzionari dell`Efsa possa « configurare l`ipotesi di omissione di atti d`ufficio » . Da Adeline Farrelly, portavoce di EuropaBIo, organizzazione dei produttori biotech, arriva invece la constatazione che il Mon 863 è commercializzato in altri 10 Paesi al mondo e che « le procedure di autorizzazione europee sono le più severe » . Più in generale, ? osserva la Farrelly ? da 10 anni gli Ogm sono in commercio nel mondo senza che si sia rivelato un solo problema per la salute.
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