14 Maggio 2005

«I colleghi fumavano, lei morì di cancro»

Rientrava in casa dal lavoro con i vestiti intrisi di fumo, ma lei non fumava. Affiggeva sul muro dell`ufficio nel quale lavorava le locandine con la scritta “vietato fumare“, ma lei non fumava. Si è ammalata ed è morta a causa di un tumore al polmone, molto probabilmente contratto a causa del fumo passivo, ma lei non fumava.
Anna Rosa Costanza, così si chiamava la giovane donna catanese uccisa nell`ottobre del 2000, all`età di 48 anni, da un carcinoma epidermoidale al polmone sinistro, lavorava negli uffici della pubblica amministrazione delle poste di Catania e Monte Po. Ventitré anni di onesto lavoro e sopportazione dei soprusi di colleghi e utenti che, nonostante le sue ripetute richieste di rispetto per i propri diritti civili, continuavano a fumarle vicino, cullandosi dell`assenza di una legge specifica che vietasse loro di fumare negli uffici pubblici. Poi la legge è arrivata. Era il 1995, la legge prevedeva il divieto di fumare nei luoghi di lavoro, ma troppo spesso questa veniva violata dal personale, non intimorito da nessun tipo di controllo. Nel 1998 iniziano i primi sintomi della malattia della signora Anna Rosa che ha lasciato due figli, all`epoca ancora minorenni, e un marito che da allora non ha mai smesso di lottare per la sua causa.
«I disturbi di mia moglie -spiega il signor Andrea Costrini, marito della vittima – si facevano sempre più intensi. Aveva forti attacchi di tosse e dolori al petto. Nel `99 venne ricoverata all`ospedale Tomaselli di Catania, da lì la portammo al Garibaldi per la Tac e la prima notizia sconvolgente la ricevemmo proprio in quel periodo. Il tecnico che le fece l`esame ci chiese se fumasse perché i suoi polmoni sembravano, a tutti gli effetti, quelli di una fumatrice».
Così inizia il calvario di una famiglia riunita tutta intorno al dolore di una giovane donna, vittima del fumo passivo, o forse solo della sorte che l`ha resa fortemente predisposta a questo tipo di male. Iniziano le cure di chemioterapia e radioterapia, ma le metastasi raggiungono pure le ossa e iniziano a provocare seri danni al cervello. «Dopo un anno, nell`ottobre del 2000 tutto finì. I viaggi nei migliori ospedali settentrionali furono inutili», conclude il signor Costrini.
«Questo tipo di cancro è silenzioso, latente, e quando si manifesta non dà molte chance di recupero, – ha spiegato il legale della famiglia Costrini, Floriana Pisani, durante la conferenza stampa di ieri – inoltre, nel 90% dei casi è causato dal fumo».
Ad assistere il vedovo catanese nella battaglia legale, il Codacons di Catania, da sempre sensibile alle problematiche del fumo passivo e attivo. Due milioni di euro il risarcimento chiesto dai familiari della vittima all`Ente Poste. Dopo il maxirisarcimento di 400 mila euro ottenuto a favore dei familiari dell`impiegata ministeriale vittima di fumo passivo, l`avvocato Carlo Rienzi, presidente del Codacons, si impegna per la causa catanese. «Da sempre il Codacons si batte la tutela dei diritti della sanità, per questo sono attivi in tutte le sedi siciliane degli sportelli in cui i cittadini, con problemi inerenti sia il fumo passivo sia il fumo attivo, possono usufruire gratuitamente della consulenza di un ottimo pool di avvocati».

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