«Rimborso se c?è inadeguatezza»
La soluzione? «Un numero verde unico per città e provincia»
«Finalmente le proteste che i cittadini e le loro associazioni di rappresentanza fanno da tempo sono state prese in considerazione». Roberto Raggi, portavoce veronese di Sos consumatori, plaude all?iniziativa del ministro della Salute, il gladiatore Storace, che si guadagna altresì l?approvazione dell?avvocato Franco Conte, presidente del Codacons veneto, che non va per il sottile: «Storace è forse un ministro meno scientifico dei suoi predecessori, Veronesi e Sirchia, ma sicuramente ha meno conflitti d?interesse, per cui probabilmente ci darà veramente una mano a estirpare questa piaga, inaccettabile nel 2005».
Roberto Raggi è più cauto: «Il bubbone è scoppiato oggi perchè si sono mossi i carabinieri del Nas, ma sono anni che la gente ci telefona per lamentarsi e segnalarci che tre-quattro mesi d?attesa per una visita specialistica sono intollerabili».
Come uscirne? Il referente di Sos Consumatori avanza la sua proposta: «Occorre in primo luogo monitorare i medici specialisti e le strutture pubbliche e private che erogano i servizi, fare più convenzioni possibili e quindi attivare un call center, un numero verde unico, al quale il cittadino possa rivolgersi, certo di ottenere una risposta tempestiva. Non dimentichiamo, infatti, che colui che ha bisogno di un esame o di una visita sta male, è ansioso e in difficoltà. va aiutato, anche psicologicamente, non sottoposto a un atteggiamento vessatorio. Dev?essere quindi messo nella condizione di recarsi nella struttura più vicina il prima possibile».
L?avvocato Conte, da parte sua, ritiene la battaglia per l?azzeramento delle liste d?attesa «una battaglia di democrazia, perché non si può accettare supinamente che l?accesso alla sanità sia regolato dalla differenza di censo». Il presidente del Codacons del Veneto va dritto al sodo: «Non nascondiamoci dietro a un dito. Tutti noi conosciamo perfettamente le strade all?italiana per bypassare le liste d?attesa: chi può, chi ha disponibilità economica, si rivolge a una struttura privata, per essere magari visitato dallo stesso specialista che in ospedale lo avrebbe ricevuto dopo sei mesi. Oppure trova il medico compiacente e si fa aggiungere sulla ricetta la parolina magica, urgente, o si fa dare l?indispensabile spinta. Sistemi entrambi inaccettabili. Ben vengano quindi le ispezioni dei carabinieri, ma non lasciamo che poi i riflettori si spengano. Manteniamo alta l?attenzione su questo problema».
Come difenderci, nel frattempo? L?avvocato Conte propone la via del risarcimento. «Chi subisca un indiscutibile disagio per inadeguatezza della struttura sanitaria, può chiederne la messa in mora perché non in grado di soddisfare il diritto primario – e soggettivo – alla salute. Una serie di protocolli obbligano le strutture sanitarie a fornire risposte entro un numero di giorni compatibili con la condizione del paziente, per cui secondo me in presenza di una effettiva inadeguatezza dell?ospedale l?assistito può chiedere una sorta di rimborso, da spendere sempre in ambito sanitario, sotto forma di servizio ospedaliero, farmaci o sconti su questi ultimi. Può essere una strada».
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