Il “caso Baudi“ approda in procura
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fonte:
- Il quotidiano della Calabria
Il “caso Baudi“ approda in procura
CATANZARO Antonio Baudi non torna sui suoi passi. Il proposito di lasciare la magistratura, entro la fine del mese, sembra restare l`unico punto fermo in una vicenda che ha inevitabilmente portato lo scompiglio nell`intero apparato giudiziario calabrese. E, questa mattina, quello che ormai è diventato un vero e proprio caso, approderà al centro di una riunione convocata, al secondo piano del vecchio palazzo di giustizia del capoluogo, dai vertici della Procura distrettuale.
La decisione del presidente dell`ufficio gip-gup di dire addio ad una carriera intrapresa ben 34 anni fa potrebbe, infatti, mettere a serio rischio l`intera attività investigativa portata avanti con fatica non solo dalla Procura ordinaria quanto da quella distrettuale, le cui inchieste erano appena confluite in diverse richieste di custodia cautelare, già da tempo ferme nell`ufficio di Baudi a causa di una carenza di organico che, tra pochi giorni, avrebbe sfiorato il paradosso con il trasferimento di ulteriori giudici verso altre sedi. In due sarebbero rimasti ad affiancare il presidente, portando l`ufficio letteralmente al collasso. Pericolo che, tuttavia, era stato il presidente del Tribunale, Gregorio Greco, ad impegnarsi a scongiurare, assicurando non solo l`arrivo di altri due giudici nell`ufficio gip-gup, quanto il ripianamento dell`intero organico entro il prossimo mese di ottobre.
E se le sue rassicurazioni avevano fatto prendere respiro a tutti gli addetti ai lavori, a ribaltare lo stato delle cose presenti e future è stato lo stesso presidente Baudi, con una decisione affatto indolore e per nulla condivisa da chi in lui continua a individuare una fonte inesdauribile d`insegnamento non solo giuridico ma anche morale. E non è stato solo il personale del suo Ufficio a fare quadrato intorno al “suo“ presidente.
Al di là del rammarico generale e della tensione ben visibile sui volti tirati di magistrati, avvocati e forze dell`ordine, a prendere una posizione ufficiale è stato il Codacons Calabria, per mano del presidente Francesco Di Lieto che, in una lettera affidata al Quotidiano hanno espresso sincera delusione per le dimissioni rassegnate da Baudi, ricordando come più volte, in passato, il capo dell`ufficio Gip ha avuto modo di lanciare un accorato grido di dolore sullo stato di abbandono nel quale lui ed i suoi colleghi si trovano a lavorare. “Ora le sue dimissioni appaiono come la triste conclusione di una battaglia impari e forse irrimediabilmente persa, quella concernente la giustizia della nostra regione scrive Di Lieto -. Tuttavia, noi del Codacons che con le nostre piccole (e per qualcuno anche insignificanti) battaglie quotidiane proviamo ad affermare il principio di legalità in Calabria, continuiamo a sperare che quel gesto estremo sia stato dettato dalla disperata situazione in cui purtroppo si trova la giustizia nel nostro paese. Conseguentemente speriamo che quelle dimissioni possano rientrare presto, anche per non privare l`ufficio di un magistrato della statura del dottore Antonio Baudi. Ove, invece, il presidente le ritenesse irrevocabili incalza il presidente del Codacons – allora ci auguriamo che il patrimonio umano e professionale rappresentato dal dottore Baudi non vada disperso, sia perché quel gesto non rappresenti l`ennesima sconfitta dello Stato dinanzi alla criminalità dilagante e sia perché la nostra regione ha un assoluto bisogno di figure dello spessore del magistrato catanzarese. Presidente l`esortazione di Di Lieto – ci ripensi, non getti la spugna? anche perché c`è il rischio che nessuno la raccolga“.
Sulla stessa scia la lettera aperta scritta dal personale della sezione Gip-Gup e di seguito riportata: “Caro presidente, abbiamo appreso della sua decisione di lasciare la Magistratura e ciò per noi, che la conosciamo e la stimiamo come uomo e come Magistrato, rappresenta una notizia inaccettabile. La sua intelligenza, il suo coraggio, la sua bontà, a sua dignità di uomo e di giudice da lei infinite volte dimostrata deve continuare ad essere, ora più che mai, il segno e l`anelito della profonda speranza che tutti i cittadini devono nutrire nei confronti della giustizia. L`esperienza storica ci insegna che i grandi magistrati, come lei, vengono ricordati solo perché colpiti dalla mano della criminalità organizzata.
Presidente la preghiamo, con tutto l`affetto che forse non le abbiamo sempre dimostrato ma che nutriamo profondamente, di ritornare sulla decisione. Non ci lasci soli, presidente! Abbiamo condiviso con lei le difficoltà all`interno della sezione Gip-Gup e all`interno di tutto il palazzo di Giustizia ma, soprattutto, non lasci soli i cittadini senza punti di riferimento così autorevoli come lei, non lasci soli i giovani magistrati che non troveranno più una fonte così autorevole da cui apprendere l`insegnamento non solo giuridico ma anche morale. Signor presidente si ricordi sempre che il diritto non è solo logica e ritorni presto ad indossare quella toga che assolutamente non può appendere. Le vogliamo tanto bene“.
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