12 Maggio 2005

“Fumo passivo, pensione d´invalidità ai dipendenti pubblici danneggiati“

Primi effetti della sentenza che obbligò il ministero dell´Istruzione a risarcire i familiari di un´impiegata

“Fumo passivo, pensione d´invalidità ai dipendenti pubblici danneggiati“
Risarcibile patologie come laringite o bronchite cronica anche se lievi

ROMA – Tutti i dipendenti pubblici che dimostreranno di aver subito un danno alla salute a causa del fumo passivo potranno chiedere la pensione privilegiata o un equo indennizzo. Lo rende noto il Comitato tecnico scientifico dell´Inpdap, l´ente di assistenza dei pubblici dipendenti. «Il lavoratore dovrà dimostrare di aver contratto patologie come laringite, bronchite cronica o purtroppo neoplasie ai polmoni – precisa il dottor Enrico De Lepsis, componente del Comitato tecnico scientifico dell´Inpdap – per ottenere la certificazione dell´invalidità dovuta a cause di servizio».

La sentenza del Tribunale Civile di Roma, che ha condannato il ministero dell´Istruzione a pagare 400 mila euro d´indennizzo ai familiari di Maria Sposetti, che si era ammalata di cancro ai polmoni a causa del fumo passivo, sta producendo i primi effetti. L´Avvocatura dello Stato si è riservata di presentare ricorso contro la sentenza, ma deciderà solo dopo la pubblicazione delle motivazioni.
Intanto il Codacons, che ha sostenuto la causa della dipendente del ministero dell´Istruzione, annuncia che sul sito dell´associazione sono stati registrati già 60 mila accessi. Tutte persone che vogliono avere informazioni su eventuali denunce legate alle malattie contratte a causa del fumo passivo. E rende noti i requisiti essenziali per poter valutare la possibilità di un´azione legale nei confronti del datore di lavoro. La persona deve aver lavorato per un certo numero di anni alle dipendenze di un ente pubblico o di un privato, dimostrare di non essere un fumatore, aver riscontrato l´insorgenza una patologia riconducibile al fumo passivo. Indicare testimoni o documenti che attestino le condizioni in cui ha lavorato, meglio ancora se dispone di una relazione o perizia medica di parte che attesta il nesso di casualità tra la malattia e il fumo passivo. Non è importante il periodo d´insorgenza della malattia, la causa può essere avviata anche se la persona è guarita. Il danno subito può essere anche non grave.
Il Codacons, inoltre, annuncia che è «pronto ad assistere centinaia di cittadini anche per i danni da fumo attivo». «Infatti – spiega il presidente Carlo Rienzi – si sta sempre più consolidando in giurisprudenza l´opinione che deve essere condannato anche il comportamento omissivo dell´Ente Tabacchi Italiani (successore dei Monopoli di Stato ed ora denominato, dopo la privatizzazione, British-American Tobacco Italia) che non indicava sui pacchetti la pericolosità del fumo di sigaretta. In questo senso – ricorda il Codacons – negli Stati Uniti e in Australia le prime sentenze sono già state emesse».

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