«Uffici off limits, sigarette solo all?aperto»
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fonte:
- Il Messaggero
Dalla Funzione pubblica all?Economia, in ogni dicastero il divieto è ora assoluto
ROMA – Il divieto assoluto di fumare in tutti gli uffici, scattato dallo scorso gennaio, non risparmia certo i ministeri. Se un tempo le stanze dei palazzi romani si potevano impunemente trasformare in camere a gas, adesso la situazione è (o dovrebbe essere) radicalmente cambiata. Da un grande dicastero come quello dell?Economia a uno di taglia mini, come l?Innovazione, passando per uno di medie dimensioni come la Funzione pubblica, arriva un solo messaggio tranquillizzante: la tanto discussa legge voluta dall?ex ministro Sirchia viene applicata ovunque con rigore e da una rete a maglie così strette non è facile scappare. I vertici del Tesoro garantiscono di aver inviato la circolare che dettava le regole da seguire a centinaia di sedi periferiche e lo stesso è accaduto per le agenzie fiscali, sparse sull?intero territorio nazionale. Anche se nel gigantesco edificio di via XX Settembre gli spazi abbondano, e quindi l?aria non manca, la tentazione di accendere una sigaretta trova un naturale ostacolo nella sorveglianza che è obbligato a esercitare il funzionario espressamente incaricato, il cui nome compare sui cartelli che impongono lo stop alle famigerate nuvolette azzurrine.
Comunque, nel ministero un tempo guidato da Quintino Sella gli irriducibili amatori delle ?bionde? hanno una via, anzi un piazzale, di scampo. Al centro del palazzo si apre un vasto portico, diventato il rifugio di chi proprio non riesce a fare a meno di qualche calda, aromatica boccata. Così, sotto le volte quando piove e fa freddo, o nella zona scoperta quando si sta volentieri al sole, capannelli di impenitenti cultori del tabacco possono scampare ai fulmini di Sirchia. Insomma, la rituale sosta di metà mattinata davanti alle macchinette che distribuiscono caffè e cappuccini spesso e volentieri dura appena una manciata di minuti, quando il pacchetto di sigarette manda un richiamo che è impossibile ignorare.
Nei ministeri, e negli altri uffici abitati dal popolo della burocrazia, che non dispongono di porticati monumentali, ma di pochi, risicati ambienti, i fumatori devono arrangiarsi diversamente. Così, per accedere a striminziti balconi, un tempo snobbati da tutti, quasi quasi si deve prendere il fatidico numeretto, e il caffè sorbito nel bicchierino di plastica non è più un?alternativa a quello del bar. Chi fuma non rinuncerebbe mai alla passeggiatina in strada: l?espresso della tradizione italica, accompagnato dall?abituale maritozzo, costituisce una comoda copertura allo scopo vero dell?uscita, che è quello di soddisfare un?abitudine sicuramente pericolosa, ma finora irrinunciabile. Il Codacons, che ha seguito da vicino lo struggente caso della signora romana vessata dalle colleghe fumatrici nel ministero di viale Trastevere, fa sapere di avere in corso almeno altre 150 vertenze giudiziarie originate dai danni del fumo passivo. Chissà che in un futuro più o meno prossimo lo Stato non venga chiamato a pagare altri risarcimenti, per non avere vigilato abbastanza sulla elementare correttezza dei propri dipendenti.
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