Si ammalò per fumo passivo “Agli eredi 400mila euro“
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fonte:
- la Repubblica
Maxicondanna al ministero dell´Istruzione
Il tribunale del lavoro di Roma: cancro al polmone per una impiegata
Gli avvocati del Codacons: “E ora via a migliaia di cause“
ROMA – Non è servita la recente legge contro sigaretta selvaggia in ufficio e negli altri luoghi pubblici per incassare la prima vera vittoria giudiziaria contro il fumo passivo. Agli avvocati del Codacons è bastato invocare il codice civile e le norme sulla tutela della salute nei luoghi di lavoro per dimostrare che Maria Sposetti si era ammalata di tumore al polmone per colpa delle cicche a ripetizione di tre colleghe che dividevano con lei una stanza al ministero dell´Istruzione. Il Miur è stato condannato a un mega risarcimento, circa 400 mila euro più spese legali, in favore del marito e del figlio della donna. Il giudice Giuseppina Vetritto della sezione Lavoro del tribunale di Roma ha riconosciuto il danno biologico, per il cancro e la depressione provocata da questo, quantificato in 263.275 euro, e il danno morale, la sofferenza patita dalla vittima e dai suoi familiari, in misura di 132 mila euro. «Adesso – dice l´avvocato Carlo Rienzi – si apre la strada a migliaia di cause per quei lavoratori che hanno dovuto subire il fumo dei colleghi».
Maria Sposetti, all´ufficio matricole del ministero dal 1980, non aveva mai acceso una sigaretta, e in casa sua non fumava nessuno, né il marito Ferruccio Di Bari né il figlio Claudio, medico anestesista. Per sette anni si è battuta per fuggire da «un ufficio-camera a gas». Invece è stata costretta a lavorare accanto a colleghe fumatrici e intolleranti verso chi del fumo non sopportava neppure l´odore, tanto da impedire l´apertura di porte e finestre. Nel 1992 la donna ha scoperto di avere un tumore al polmone. La diagnosi della biopsia è stata inequivocabile: carcinoma epidermoidale, cancro provocato da tabacco, dal fumo aspirato in ufficio. Un intervento chirurgico le ha portato via una parte di polmone. Poi vari cicli di chemioterapia e la debilitazione dell´organismo. Quando è tornata al lavoro, in ufficio si continuava a fumare e lei ha dovuto subire. Tra anni fa la decisione di fare causa.
Gli avvocati Rienzi e Vincenzo Masullo hanno chiesto al tribunale di Roma di accertare le violazioni del datore di lavoro, cioè del ministero, invocando le norme (articolo 2087 codice civile, legge 626 del 1994, articolo 32 della Costituzione) che impongono l´obbligo di tutelare la salute del dipendente. Una perizia dell´oncologo Guido Bigotti ha attestato che quel tipo di carcinoma era riconducibile al fumo da tabacco. Maria Sposetti non si è goduta la vittoria. È morta due anni fa per un incidente stradale.
«Sono centinaia le segnalazioni che riceviamo da vittime da fumo passivo – dice l´avvocato Masullo – ma spesso la gente ha paura di mettersi contro il datore di lavoro. Speriamo che questa sentenza abbia gli stessi effetti di quella che in marzo, per il fumo attivo, ha condannato l´Ente tabacchi e che provocherà circa trecento cause». Intanto l´Avvocatura generale dello Stato e il ministero dell´Istruzione annunciano che assumeranno le «iniziative che si riterranno opportune». Si valuta cioè se presentare ricorso in appello.
Il ministro della Salute, Francesco Storace, sottolinea che il contenzioso è cominciato quando la legge anti-fumo non esisteva neppure. Favorevole a spazi più ampi per fumatori nei locali pubblici avverte però: «La questione non è in agenda».
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