10 Maggio 2005

«Liberalizzare il prezzo delle medicine? Sbagliato»

Il caso Il presidente dei farmacisti boccia l`idea del ministro Storace. Perplessi anche i consumatori
«Liberalizzare il prezzo delle medicine? Sbagliato»

«Un`idea illogica e inutile che non potrà certo portare ai risultati sbandierati». Giuseppe de Filippis, presidente dell`ordine dei farmacisti a Como, boccia la proposta del neo-Ministro della Salute Francesco Storace di sovvertire le regole che oggi determinano i prezzi dei medicinali di fascia C a carico del paziente e non riconosciuti dal servizio sanitario nazionale. Secondo quanto sostiene Storace il fatto di cancellare l`attuale prezzo fisso e lasciare soltanto un tetto massimo indicativo porterebbe a liberalizzare il mercato, favorire la concorrenza e stimolare quindi una logica naturale di ribasso dei costi. Le farmacie avrebbero piena libertà di concordare sconti con le aziende produttrici e i grossisti. Ma tra farmacisti e associazioni non la pensano così. «Sarebbe fuori luogo – aggiunge De Filippis -. E` il Ministero che approva i prezzi stabiliti dalle industrie farmaceutiche. Basterebbe imporne la diminuzione. I farmaci di fascia A in Italia hanno un costo notevolmente inferiore rispetto al resto d`Europa. Quelli di fascia C invece da quando sono stati liberalizzati hanno raggiunto livelli molto più alti. Ma è pur sempre il ministero ad avere in mano la situazione. E per sciogliere il nodo bisogna ricorrere a politiche sanitarie efficaci. Non a misure sporadiche». Ancor più perentoria e decisa invece la posizione di Federconsumatori. «Da solo questo intervento non porterà ad alcun beneficio per i cittadini – commenta Mara Merlo, segretaria provinciale -. Si chiede alla farmacie di praticare sconti in ragione di quelli che potrebbero ottenere dalle industrie farmaceutiche. Ma bisogna intervenire alla fonte. Le industrie caricano i prezzi dei farmaci di fascia C per colmare le ?perdite? dei costi negoziati con il servizio nazionale per i medicinali di fascia A. Senza contare poi il rischio della lobby tra farmacisti stessi. Che pure va valutato. «Perché i farmacisti dovrebbero giocarsi l`unico margine di guadagno – continua -. Sarebbe più semplice fare cartello». «Perché i farmacisti dovrebbero giocarsi l`unico margine di guadagno? – continua – Sarebbe più semplice fare cartello». Sulla stessa linea di giudizio anche il segretario provinciale Codacons. «Si creerebbe un`effettiva concorrenza sul mercato o si finirebbe con i soliti cartelli? – si domanda dubbioso Mauro Antonelli -. Se viene nominata un`authority ad hoc e predisposto un antitrust in materia allora possiamo anche essere d`accordo. Ma se il controllo viene affidato al ministero siamo contrari perché per risparmiare sui farmaci di fascia A non si può permetter il lusso di calmierare i costi di quelli di fascia C». Unica voce fuori dal coro, la rappresentante provinciale Adoc. «E` già importante riconoscere che bisogna intervenire sul problema dei farmaci liberi – afferma Giuseppe Doria -. Però si potrebbe ottenere l`effetto contrario, ovvero quello di livellare i prezzi al tetto più alto». «I medici di base non prescrivono il principio attivo ma il farmaco – conclude Mara Merlo della Federconsumatori -. Se iniziassero a farlo invece aumenterebbe la vendita di medicinali generici, che oggi in Italia è solo al 10%. Ma anche loro ne traggono vantaggio con premi delle industrie. E` un meccanismo contorto, che ancora nasconde un forte ritardo culturale. Alle stesse ditte, quando scade il brevetto di un farmaco, lo modificano per continuare ad averne l`esclusiva e impedire che diventi generico».

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