6 Maggio 2005

Taxi? Come un “grande fratello“

Il Codacons: “Presenteremo un esposto al Garante“. I tassisti: “Per noi è solo una forma di tutela“

Taxi? Come un “grande fratello“

Schedati telefoni e nomi di chi prenota. “Privacy violata“

Grande fratello tassista. Basta alzare la cornetta per prenotare un´auto pubblica e siete schedati: cognome, numero di telefono, indirizzo, alla faccia della privacy. Perché i vostri dati vengono inseriti nel computer della centrale. «Ma è solo per velocizzare il lavoro e tutelarci dalle fregature», spiega Antonio Di Tosto, presidente di “4994 La capitale“, 250 taxi sui 5.823 complessivi di Roma, la centrale che adotta questa procedura. Per il 3570, la dinamica è più o meno analoga, ma senza l´inserimento del nome. «Abbiamo messo nel computer l´elenco telefonico, che è pubblico, così appena appare il numero di chi chiama, sappiamo anche il suo indirizzo», dice il presidente Loreno Bittarelli, 2700 taxi in tutto.
Procedure che non convincono affatto il Codacons, anzi, fanno infuriare l´avvocato dell´associazione dei consumatori, Carlo Rienzi: «E´ una prassi folle, assurda, presenteremo un esposto al Garante della privacy».
Però il problema rimane. In altre parole: come conciliare l´efficienza e la rapidità del servizio con il diritto alla riservatezza dei clienti, che non sono affatto tenuti ad entrare in un data base. «Bisogna stabilire delle modalità – dice Rienzi – Per esempio, un disco registrato potrebbe scattare ogni volta che l´utente chiama, avvisandolo che i suoi dati verranno registrati, poi starà al cliente accettare quelle modalità».
«Chiediamo il nome per dirlo al tassista, per evitare che a salire a bordo sia la persona sbagliata e chi ha prenotato rimanga a piedi – racconta Di Tosto – Nel momento in cui il nome viene dichiarato lo inseriamo nel computer, dove rimane. Così, quando il cliente chiama, sappiamo subito chi è e dove gli serve il taxi».
In realtà, questa archiviazione consente anche di abbinare una serie di annotazioni accanto ai nomi, fino a comporre, volendo, una lista dei buoni e dei cattivi. I “cattivi“ sono quelli che chiamano la vettura e poi non si fanno trovare, i “buoni“ sono quelli che non sono rimasti soddisfatti del comportamento di un tassista e chiedono di non averne più niente a che fare. «Prima facevamo la stessa cosa, ma su foglietti di carta, da quattro anni funziona tutto via computer ed è molto meglio», continua Di Tosto. Legge vorrebbe che l´ignaro cliente venisse informato. «Ma se l´immagina – ribatte il presidente – il tempo perso ad avvisare ogni volta tutti gli utenti?».

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