3 Maggio 2005

Cova, l`uomo che vuole la città al verde

Cova, l`uomo che vuole la città al verde
Stop al cemento. Sì ai diritti dei gay. Al fianco dei consumatori

ROVERETO. «La vedi – esclama, puntando il dito sull?ampia mappa a colori – questa fitta serie di quadratini e rettangolini? E? lo scempio, messo in cartografia, dell?ultima grande area verde ancora disponibile in città, disposta per il lungo in sponda sinistra del Leno. Ci faranno l? area artigianale dei Fiori: mentre la zona industriale si svuota, qui si soddisferanno le inesauribili brame dei costruttori edili».
«E questo retino qui, in pieno abitato di Sacco, ti dice qualcosa? E? la famosa area ex Alpe: vedi forse giardini pubblici lì intorno, vedi qualcosa di diverso da palazzi, case e strade? No no, questo piano regolatore è uno schifo, è consumo del territorio senza rispetto per la qualità della vita».
Al «check-point» elettorale piazzato all?imbocco della pista ciclabile di Sacco, appena oltre il ponte delle Zigherane, Paolo Cova è appena piombato in sella alla bicicletta. S?infervora prima ancora di rifiatare, ispirato dal pannello plastificato eretto dagli amici della lista per intrattenere i pedalanti. E? una miniera di spunti, il piano regolatore, per la sua vocazione di paladino dell?ambiente.
Mezza via tra un Pannella e un Di Pietro, tra una Licia Colò e un Manu Chao, Paolo è politico sui generis, un unicum nel serraglio politico roveretano. Se ai politici dessero la pagella, beccherebbe 4 in strategia e 9 in passione civile, 3 in disciplina di partito e 8 in tenacia, 5 in ars mediandi e 10 in dedizione. L?antipode del democristiano.
Reduce dalla sua prima consiliatura – cominciata da peone nella sinistra più forte, quella di Rovereto Insieme – ha sollevato più polvere lui che certi gruppi tutti assieme. Sulla faccenda degli aumenti in provincia alle tariffe degli scuolabus, un paio d?anni fa riuscì anche a farsi buttar fuori dall?aula dai vigili urbani, inflessibilmente convocati da un «istintivo» quanto lui, il presidente Boldrini.
Ammette – Paolo – di essere più testardo che mezzomisurista, ma l?etichetta di «scheggia impazzita» – affibbiatagli da molti dopo l?abbandono (in sequenza) prima del gruppo consiliare d?origine e poi anche di quello dei Verdi – non la vuole nemmeno sentir pronunciare. «Non sono un irresponsabile nè un urlatore, ho sempre cercato di mettere insieme la coerenza con il realismo amministrativo. Rovereto Insieme non l?ho lasciato per bizza, ma dopo il palese tradimento della sacrosanta battaglia per la soluzione verde all?ex Alpe. Con i Verdi, poi, ho chiuso per un motivo non negoziabile: loro si sono appiattiti «a sogliola» sulle posizioni del sindaco Maffei, arcicolpevole tra l?altro di non aver mai voluto governare la sua maggioranza («mai una telefonata, mai un tentativo di mettere d?accordo le diversità»). A chi pensa che domenica basti votare Verde per tutelare l?ambiente, voglio dire: occhio, questi di verde hanno solo il colore della bandiera. Chi non vuole cemento alla Consolata, chi crede valga la pena cercare ancora di fermare le gru all?ex Bimac, voti Ambiente & Società».
Sì, perchè Cova – dopo 5 anni vissuti pericolosamente e all?arrembante soglia dei 40 – ha «dovuto» far parte per sè stesso; ed eccolo candidarsi addirittura sindaco, contribuendo al guazzabuglio roveretano e complicando le cose a chi andrà a votare senza troppo documentarsi. Non pensa certo di vincere, nonostante un appoggio strategico come quello del movimento per i consumatori Codacons. Nonostante la laurea in lingue, due conti li sa ben fare.
In ogni caso – parole sue – è deciso a superare i mille voti e a conquistarsi non solo uno spazio al sole in consiglio, ma pure un minimo potere contrattuale da giocare alla partita per il secondo turno di voto. «Gli unici eventuali sindaci con cui non potrei intavolare un accordo sono Plotegher, Benoni e Angeli. Io sono sempre stato e rimango di sinistra, anche se non dimentico l?insostenibile supponenza della dirigenza oligarchica ds, quella che di fatto mi allontanò dal partito assieme a quasi tutti i militanti più generosi di nuova generazione.
Politico sui generis, si diceva di Cova, e candidato a modo suo. L?unico che pensa di prender voti professando – fino all?adozione dei figli – i diritti di gay e lesbiche. Al punto da ospitare in lista il presidente degli omosessuali trentini. «Certo che prenderò voti per questo – protesta convinto – la gente è più evoluta di quanto si creda. C?è qualcuno che, per farsi accogliere nella civica di Valduga, ha accettato di rimettere nel cassetto le proprie convinzioni…. Io invece non sono di questa pasta. Io dico che la tradizione se non evolve diventa tradimento, non a caso la radice linguistica delle due parole è la stessa. Quindi sì, difendo gay e lesbiche: lo faccio da tradizionalista, tanto che ai miei figli ho dato i nomi di Tiziano Silvio, Alvise Celeste e Valerio Gabriele onorando i loro avi. Lo fa del resto da «etero», non traggano in confusione le vezzose meche bionde con cui ha ingentilito la folta e contorta chioma, calando sul naso una montatura d?occhiale accuratamente in tinta col capello.
Cova insomma chiede il voto per continuare ad «arruffare» il palazzo roveretano. «Le battaglie si possono vincere – assicura – in fondo ci sono già riuscito con la mozione sul registro delle coppie di fatto, e con l?aumento delle detrazioni Ici (che fu merito mio e di Arlanch, non di Boldrini che oggi ne fa scippo)».
Un voto perso, dicono i detrattori. Un voto terso, replicano loro: come il cielo che sognano per Rovereto.

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