29 Aprile 2005

Enigma suicidi

SULMONA Alle 17,55 l`elicottero dell`Aereonautica militare piomba sul campo sportivo «Pallozzi» mentre proprio sotto la pista d`atterraggio improvvisata fervono i preparativi per i festeggiamenti del Santo patrono, San Panfilo. C`è poco da festeggiare, però, nel capoluogo peligno: Sulmona celebra ancora una volta un funerale, quello del settimo suicida in carcere. A togliersi la vita è stato l`altra sera Francesco Vendruccio, trentasei anni, di Squinzano, in provincia di Lecce. A bordo di quell`elicottero militare c`è il ministro Roberto Castelli, volato d`urgenza a Sulmona per capire e decidere come fermare la spirale di morte che da due anni colpisce con scientifica puntualità il super carcere di via Lamaccio. «Prenderemo provvedimenti forti», annuncia il Guardasigilli mentre sale sull?auto che lo porterà nella Casa di reclusione. Alle 19,30 Castelli esce dal carcere e sembra aver cambiato decisamente rotta: «Quello di Sulmona è un caso paradossale ? commenta ? ci troviamo di fronte ad una delle strutture più efficienti e attrezzate d`Italia: per confort delle celle, per attività svolte, per l?entusiasmo degli operatori. È una sequenza insipegabile quella che si è verificata qui a cui, tuttavia, occorre dare una risposta rapida». Il provvedimento potrebbe essere quello di trasferire parte dei detenuti, specie quelli a maggior rischio, in altre strutture penitenziarie: un`ipotesi che il Ministro non smentisce né conferma. Intanto fuori montano le polemiche, attese, previste, le solite: Rifondazione Comunista chiede la chiusura del carcere, il Codacons la sospensione del direttore, il vice capogruppo dei Ds al Senato un`indagine parlamentare. Di inchieste reali, finora, però, ce ne sono «solo» due: quella della Procura della Repubblica di Sulmona per istigazione al suicidio e quella amministrativa del Dipartimento dell`Amministrazione Penitenziaria. Inchieste che con l`arrivo di Castelli hanno assunto una veste straordinaria. Di straordinario, dietro le sbarre, c`è anche l`impegno e l`energia con cui direzione e addetti ai lavori hanno avviato ormai da mesi il nuovo corso del carcere. Il prossimo mercoledì, ad esempio, sarà inaugurato il progetto «Argó», grazie al quale i detenuti potranno adottare un cane randagio. Iniziativa che segue quella della mostra di pittura di qualche mese fa o degli incontri con il Liceo Psicopedagogico Vico. A fronte di questo sforzo notevole e riconosciuto pubblicamente dal Ministro ieri, tuttavia, nel carcere di Sulmona si continua a morire con lacci e cinte stretti intorno al collo: sei detenuti in diciotto mesi, quasi tutti con lo stesso metodo. La verità è che la buona volontá non basta: occorrono maggiore attenzione, più personale e, soprattutto, un servizio sanitario adeguato. Il protocollo d`intesa sottoscritto con la Regione per l`apertura del presidio sanitario non trova ancora attuazione, per gli oltre cento detenuti a rischio c`è un solo psichiatra a disposizione per trentasei ore settimanali, la popolazione carceraria è troppo variegata e, per forza di cose, trattata con le stesse regole.

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