25 Aprile 2005

Il Codacons inscena il falò dei titoli

Davanti al Mart parte la protesta nazionale. Esposto in Procura. Tensione all´ingresso

Il Codacons inscena il falò dei titoli

I vertici dell´associazione consumatori tentano uno sforamento simbolico

«Le banche sapevano di questo default molto prima che venisse alla luce eppure hanno continuato a vendere titoli argentini»: davanti al falò simbolico della «carta straccia» in mano agli investitori, il presidente nazionale del Codacons proclama l´inizio della protesta.
«Ho chiesto di intervenire all´assemblea dei soci in corso qui dentro – tuona l´avvocato Carlo Rienzi, indicando l´ingresso del Mart – e mi è stato risposto: mi ci faccia pensare. Ecco il livello di dialogo di questa banca!».
E per marcare il tono della mobilitazione, lo stesso Rienzi si mette a capo di un «trenino» diretto all´Auditorium, inscenando nell´atrio un tentativo di «sforamento». Simbolico, come il falò dei bond dati alle fiamme in un bidone a qualche decina di metri di distanza; i simboli di una contestazione che nelle procure italiane prenderà la forma di un esposto.
Il primo è già stato presentato a Trento l´altro giorno, altri 101 raggiungeranno altrettanti sedi in Italia.
«Perché vogliamo denunciare la truffa subita da mezzo milione di investitori, una rapina», dichiara Rienzi.
I manifestanti presidiano l´ingresso del Polo museale dalle otto e trenta del mattino: lenzuoli appesi all´impalcatura del cantiere su Palazzo dell´Istruzione, striscioni sulla palizzata di Palazzo dell´Annona, qualche uomo-sandwich, volantini e il pupazzone verde del Codacons che invita a «non ingoiare il rospo».
Mentre alla spicciolata arrivano i soci e i vertici della Cassa Rurale riunita in assemblea, qualcuno si affronta singolarmente, e vola qualche insulto; ma sono più le occhiate delle parole, è più la delusione della rabbia.
Il caso dei bond Argentina, delle centinaia di migliaia di euro diventati carta straccia, riporta in piazza quelli che si considerano vittime di una truffa: «I soldi che non ci ridate vi bruceranno le mani», recita lo striscione su corso Bettini; «Per la Cassa Rurale l´etica professionale e morale è cancellata», gli fa eco un altro striscione.
«Eccomi, sono un consumatore che si arrende al potere della banche!», grida a braccia levate Carlo Rienzi, tentando inutilmente di entrare.
Ma l´azione è simbolica, la protesta plateale, ad annunciare l´inizio di un percorso legale potenzialmente più clamoroso. «Siamo qui a denunciare un atteggiamento non solo moralmente disdicevole, ma anche penalmente perseguibile», spiega Gloria Canestrini, responsabile Codacons del Trentino.
Nell´esposto infatti si sottolinea come «al momento della collocazione i titoli argentini erano già considerati ad altro rischio di insolvenza», per cui «le banche dovevano fornire una completa informazione circa i rischi connessi all´acquisto dei titoli obbligazionari», obbligo imposto dal regolamento Consob.
Di qui l´ipotesi di reato di truffa aggravata ai danni dei risparmiatori, a carico sia del governo argentino sia delle banche coinvolte; ma l´esposto del Codacons avanza anche l´ipotesi di associazione a delinquere: «In una parola, tutti sapevano, nessuno ha rilevato quanto sapeva».

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