23 Aprile 2005

Ipa nel Tronto, la Carbon nei guai

Ipa nel Tronto, la Carbon nei guai

ASCOLI – Nuovo ciclone sulla Carbon. I carabinieri del Noe di Ancona hanno denunciato il responsabile legale dello stabilimento di Ascoli della multinazionale, che produce elettrodi di grafite e di carbone, per aver effettuato uno scarico di acque reflue industriali nel fiume Tronto (compresi gli inquinanti idrocarburi policiclici aromatici) superando i limiti tabellari.

Oltre a ingenti quantità di sostanze pericolose che non erano state depurate, perchè il depuratore non funzionava. Inoltre la denuncia è scattata per aver gestito in modo incontrollato i rifiuti speciali pericolosi prodotti dallo stabilimento, e multati per 60.000 euro avendo omesso le trascrizioni obbligatorie sui registri di carico e scarico dei rifiuti.

Nuova tegola quindi per l? azienda ascolana, in passato coinvolta in un processo per morti per cancro sospette fra gli operai, accusata di inquinare l? ambiente e al centro di varie ipotesi di riconversione.

L` operazione si inquadra nel contesto di quella più ampia denominata `Mare pulitò, ed è stata condotta dai carabinieri del Noe di Ancona e dell?Arpa Marche. I risultati sono stati illustrati in una una conferenza stampa dal comandante provinciale dei carabinieri Salvatore Minniti, dal comandante del Noe Giuseppe Di Venere e dal direttore generale dell?Arpam Gisberto Paoloni.

Gli accertamenti risalgono al 10 marzo scorso, quando tecnici dell?Arpam di Ascoli e carabinieri verificarono la presenza di acque nerastre lungo il corso del fiume Tronto all?altezza dello stabilimento della Sgl Carbon appurando che il depuratore dell? azienda non funzionava affatto, scaricando nel corso d?acqua i rifiuti della lavorazione. Venne subito ordinata la sospensione dell?attività produttiva, ripresa solo dopo che la Sgl ha provveduto a ripristinare il depuratore; il 5 aprile la situazione è tornata normale, e la Carbon ha giustificato l? accaduto con un momentaneo guasto agli impianti.

L`azienda nei giorni scorsi era già tornata nel mirino delle organizzazioni ambientaliste e del Codacons.

L?Arpam aveva infatti rilevato alla periferia est di Ascoli una concentrazione di Ipa nei terreni uguale a quella di tre anni fa. Un dato enormemente discordante con quelli rilevati dalla Petroltecnica per conto della Carbon, risultati che, proprio per questo, non sono stati validati dall?Arpam.

Ora verrà effettuata un?ulteriore analisi su un terzo campione di terreno, con la collaborazione del Comune. ?Quale soggetto super partes potrebbe essere incaricato un istituto pubblico, ad esempio l?Istituto Superiore della sanità? ha suggerito il direttore generale dell?Arpam Paoloni. ?Sono intanto in corso accertamenti nei confronti degli amministratori pubblici, sui quali grava l?onere di bonificare i siti inquinati entro e non oltre i termini previsti dalle norme in materia ambientale? ha aggiunto il comandante Minniti riferendosi non solo al Comune di Ascoli, ma anche a quelli di tutta la provincia dove sono state rilevate irregolarità.

SANDRO CONTI

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