11 Aprile 2005

I petrolieri: il caro-greggio durerà a lungo

Il caro petrolio durerà. E quindi gli automobilisti dovranno abituarsi a carburanti con i prezzi ai massimi di tutti i tempi. Al contrario di quel che si sperava fino all?anno scorso, l?allarme caro-greggio non è destinato a rientrare nei prossimi mesi. È quanto sostengono i petrolieri italiani che hanno preso carta e penna e rifatto i conti, operando «un robusto innalzamento delle quotazioni» nelle loro stime per i prossimi anni. Se un anno fa si «assumeva come ipotesi di base per gli anni a venire, una stabilità in termini costanti delle quotazioni intorno ai 24-28 dollari al barile, quest`anno si sono assunti valori compresi tra i 33 ed i 40 dollari al barile fino al 2020», si legge nelle nuove previsioni dell`Unione petrolifera sulla domanda italiana da qui ai prossimi 15 anni. Una forchetta superiore quindi di 8-12 dollari rispetto alla precedente, ma ancora inferiore ai listini di mercato. Al punto che un prezzo del petrolio Opec sui 40-50 dollari al barile è invece ritenuto «ragionevole» dal ministro del petrolio del Qatar Abdullah bin Hamad al-Attiyah. Una quotazione del greggio del cartello sui 40-50 dollari – ha spiegato il ministro – sarebbe «giusta». Fatto sta che i prezzi viaggiano a un passo dai 60 dollari al barile e che al dettaglio, per un pieno di un`auto di medio-grande cilindrata, gli automobilisti italiani, solo nell`ultima settimana, hanno dovuto mettere in conto circa 2,5 euro in più. Vale a dire 5 mila lire del vecchio conio. Un litro di verde è passata infatti, nella gran parte dei distributori, da 1,199 euro dello scorso week end alle attuali 1,249 euro mentre un litro di diesel è rincarato da 1,088 a 1,138 euro al litro. A tali prezzi in Campania bisogna aggiungere una serie di maggiorazioni, tra accisa regionale, Iva nazionale sull?accisa locale e addizionale logistica. Per cui un litro di benzina ha come prezzo base 1,283 euro e un litro di diesel 1,172 euro. A tali importi il distributore può sommare un ulteriore ricarico (oltre al suo guadagno già contrattato con la compagnia petrolifera) per un totale di 0,013 euro. Per cui in pratica in Campania è possibile trovare la benzina a 1,296 euro al litro. Importi più alti, va sottolineato, sono contrari alle intese in vigore e possono essere contestati. E, mentre i consumatori del Codacons annunciano uno sciopero dei consumi «se non si troveranno soluzioni», i riflettori si puntano sul governo. Da più parti si torna infatti ad auspicare una mossa dell`esecutivo per contenere l`emergenza caro-carburanti che, se non dovesse rientrare, rischia di pesare non solo sulle tasche degli automobilisti, ma sull`intera economia. A cominciare dall`inflazione considerando che un aumento, su base mensile, di 0,036 euro dei prezzi al consumo al litro è in grado di muovere – secondo gli esperti – l`indice sui prezzi dello 0,1 punti. Di certo c`è che in base al meccanismo di aumento dell`Iva all`aumentare dei prezzi della materia prima, il gettito dai carburanti per le casse dello Stato aumenta. Un dato che spinge da più parti – consumatori e sindacati in prima linea – a rilanciare lo strumento fiscale come chiave per affrontare l`emergenza, senza peraltro incidere sulle entrate. E dai gestori arriva lo stesso invito. Roberto di Vincenzo, segretario generale della Fegica-Cisl – una delle organizzazioni sindacali dei benzinai – rilancia così l`ipotesi di un «accisa mobile»: di un meccanismo cioè in grado di ammortizzare con l`accisa gli aumenti dell`Iva derivanti dall`aumento della materia prima (l`iva si applica alla somma tra il prezzo industriale e l`accisa e varia, in aumento o diminuzione, quindi all`aumentare di una delle due voci).

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