“Il mio calvario col pace-maker difettoso rioperata e risarcita con 25 mila euro“
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fonte:
- la Repubblica
ROMA – Un comunicato di due pagine, con il quale il ministero della Salute scrive agli ospedali italiani, dettagliando i lotti di pace-maker, dotati di defibrillatori, da ritirare dal mercato. Otto modelli sui quali la stessa Medtronic, con sede a Minneapolis e filiale a Sesto San Giovanni, evidenzia “un comportamento anomalo, rappresentato da un corto circuito, da un rapido esaurimento delle batterie“. I vertici aziendali affermano che l´incidenza clinica negli 87 mila apparecchi, impiantati in tutto il mondo (in Italia 2940) ad altrettante persone, sarebbe di appena lo 0,01%. Il ministero, però, precisa che nella seconda fase di vita (cinque anni) quelli difettosi possono essere l´1,5%, quindi 150 volte di più. Almeno 45 apparecchi impiantati in Italia sarebbero a rischio, tanto che il Codacons chiede un´inchiesta della magistratura.
La Medtronic assicura che finora in tutta la Penisola non si sono registrati danni ai pazienti. Tuttavia, dopo i due malori rilevati a Genova, ieri V. V., di Neviglie (nelle Langhe), mamma di due figli, professoressa al liceo artistico di Alba, ha denunciato il suo caso a Repubblica.
Signora, perché oggi racconta la sua storia?
«Anche se sono stata risarcita con appena 25 mila euro, quando ho letto il vostro articolo, mi è venuta la tremarella alle gambe, e spero che dopo di me, tutti gli altri con questi impianti abbiano la forza di denunciare. Queste cose devono venir fuori».
Quando le è stato installato il primo pace-maker?
«A 34 anni. Dieci anni fa, mi impiantarono un Siemens, che durò 6 anni; nel luglio del 2000, invece, un Medtronic, ma dopo 6 mesi era in tilt. Iniziai a stare malissimo, con vomito e vertigini, e all´ospedale di Alba mi dissero che avevo la sindrome di Meniere. Per i medici il cuore funzionava».
Aveva pagato 20 mila euro, il costo del dispositivo?
«No. Aveva liquidato tutto la mutua».
Cosa accadde in seguito?
«Quando hanno capito che i malori dipendevano dal pace-maker, mi hanno ricoverato d´urgenza nel centro di cardiologia di Asti. Qui sono arrivati due ingegneri della casa produttrice, hanno verificato che lo strumento era morto, mi dissero che era un caso unico al mondo. Nel 2001 mi sono dovuta sottoporre ad un nuovo intervento chirurgico di 5 ore, sostituendo l´apparecchio con uno nuovo, sempre della stessa ditta. Spero che non sia di nuovo difettoso».
Poi, come è andata?
«Mi sono rivolta ad un avvocato, che ha iniziato una vertenza legale. Da parte sua, la Asl di Asti mi aveva assicurato che avrebbe denunciato la casa produttrice. Non so se l´abbia fatto».
Come è finita?
«Per il danno biologico e morale sono stata risarcita con 28 mila euro; tre li ho dovuti dare all´avvocato».
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