11 Marzo 2005

Bond-spazzatura, raffica di multe alle banche

Tutte nel mirino. Tutte multate dalla Consob. La Commissione il cui compito è tenere gli occhi aperti sulle società e la Borsa, ha sanzionato una per una le banche legate al collocamento dei bond targati Cirio e Argentina. Il Tesoro, poi, ha fatto i conti. E ha tirato fuori la somma: 10 milioni di euro. Destinatari, dieci istituti di credito. Si tratta di decreti sanzionatori – come li chiama tecnicamente il ministero dell?Economia – che li motiva così: sono state commesse una serie di violazioni nella prestazione dei servizi di investimento nel collocare le obbligazioni. Che tradotto vuol dire: le banche non avrebbero agito proprio nel migliore dei modi nei confronti di una marea di risparmiatori-clienti che si è affidata a loro per diversificare il proprio risparmio. Così la condanna a pagare scatta per Banca Intesa (comprendendo anche Comit, Cariplo e Banco Ambrosiano Veneto, confluite in Banca Intesa), Sanpaolo Imi, Capitalia, Banca Nazionale del Lavoro, Banca Agricola Mantovana (ora Mps), Banca Antoniana Popolare Veneta, Cassa di Risparmio di Torino (ora Unicredit), Credito Emiliano, Banca Popolare di Ancona, Cassa di Risparmio di Firenze. Le proposte della Consob, relative al collocamento delle obbligazioni argentine, riguardano Banca Intesa (e le banche in essa confluite) e Unicredit. Banca Intesa è stata sanzionata dal ministero. Per Unicredit è ancora in corso l?istruttoria da parte del dicastero, in quanto la relativa proposta Consob è pervenuta più di recente. Le sanzioni, per un importo complessivo di oltre dieci milioni di euro, riguardano direttamente gli esponenti aziendali delle banche e, quali obbligate in solido, anche le banche alle quali appartengono gli esponenti. I decreti sanzionatori, oltre ad essere notificati agli interessati, sono stati trasmessi alla Consob per la pubblicazione sul relativo bollettino. La Consob accese i riflettori sul collocamento dei bond Cirio già nel novembre del 2002 sotto la presidenza di Luigi Spaventa. La Commissione avviò una serie di ispezioni sulle dieci banche in collaborazione con la Banca d?Italia presso quattro istituti coinvolti. Una serie di verifiche che si conclusero nel gennaio del 2004. Le proposte di sanzioni furono inviate al ministero dell?Economia lo scorso dicembre. E fu lo stesso ministro dell?Economia Domenico Siniscalco alla Camera a rivelare di avere ricevuto dalla Consob le proposte per irrogare ben 400 sanzioni. Ma se facciamo un passo indietro nella vicenda scopriamo che proprio nel marzo del 2004 i consumatori lanciarono l?ennesimo allarme. E in documento denunciarono chiaro e tondo che sui bond Cirio secondo la Consob che allora invece aveva assolto le banche «il piazzamento delle obbligazioni a 35.000 risparmiatori e la loro indubbia sollecitazione all?acquisto di titoli spazzatura – che non potevano essere venduti se non a investitori istituzionali – sarebbe stata opera dello spirito santo non dei cattivi consigli delle banche». Fu il Codacons a dichiarare che per la Consob – che aveva appena terminato le ispezioni negli istituti di credito che avevano piazzato i titoli ai risparmiatori – i bond Cirio non erano mai esistiti nel paniere di offerta delle banche ma si sarebbero improvvisamente materializzati nei depositi a custodia e nei portafogli della clientela per ?smaterializzarsi? durante le ispezioni. Intanto, dopo la raffica di multe di ieri , sul fronte dei Tango-bond cinque procure italiane hanno aperto un?inchiesta. E tutte ipotizzano il reato di truffa. La prima è Pisa per importi da 27 mila e da 500 mila euro. Seguono Perugia (la più avanzata nelle indagini) dove un risparmiatore lamenta di essere stato indotto a sottoscrivere bond argentini per 25 mila euro. Poi c?è Ravenna, per un caso da 100 mila euro; quindi Bari, per un presunto imbroglio sui Tango-bond da 500 mila euro; infine Roma, per un caso da 100 mila euro. Proprio in questi giorni altre due procure stanno per decidere se aprire un?inchiesta o meno. Sono quelle di Livorno (per un caso da 100 mila euro) e di Teramo (con una denuncia per 127 mila euro). Tutte le inchieste, aperte o da aprire, riguardano contratti che sono stati sottoscritti dai risparmiatori con le banche tra fine 1999 e 2001. Cioè quando il Paese era già in crisi evidente.

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