17 Febbraio 2005

Ora il Codacons dà battaglia ai mozziconi

Se fossimo su una spiaggia di Los Angeles, o in una piazza a San Francisco, o all`Avana dove persino Fidel Castro si è sirchizzato, il problema non si porrebbe neanche. Laggiù non si fuma più, punto e basta. E un mozzicone non si vede neanche a cercare bene. Ma siamo in Italia e a noi piace da morire passare da un`emergenza all`altra: quella nuova si chiama mozzicone o, in alternativa, cicca che sembra una cosa carina ma è una schifezza di sigaretta spenta. E che ormai si ammonticchiano deturpando il pubblico decoro. Nei locali chiusi non si fuma più, questo è assodato ed è cosa buona e giusta. Ma fuori, appena un passo fuori da qualunque locale no smoking cioè dappertutto, sembra d`essere nei peggiori bar di Caracas. Evidentemente i fumatori non sono spariti per decreto, e costretti altrove – fuori, appunto – a consumare l`insana passione, si liberano dei resti dove capita. Per terra, di solito. Da qui l`ultima minaccia del Codacons (un invito a ripulire le zone o a dotare di posacenere l`esterno dei locali) che parte bene ma finisce a farsa quando parla di «pericolo di epidemie determinato dall`elevato numero di cicche abbandonate e venute a contatto con saliva e germi». Bum! Ormai i mozziconi non li raccolgono neanche i barboni. Può darsi che l`iniziativa possa servire a rilanciare un`altra industria in crisi, quella dei posacenere. Ma una domanda sorge spontanea: trattandosi di suolo pubblico, i netturbini che li paghiamo a fare?

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