17 Febbraio 2005

«Città siciliane invase dai mozziconi spenti»

«Città siciliane invase dai mozziconi spenti»

Sos Codacons.
«Cicche per strada aumentate del 40%, urgono più posacenere all`aperto»

Una marea di mozziconi ci sommergerà. Una, cento, mille cicche di sigarette spente in piena astinenza da fumo davanti a locali pubblici e uffici. Nell`era del dopo-Sirchia, i fumatori rischiano di sommergere le città con i residui del loro «peccato» smozzicato appena fuori dai nuovi templi del salutismo antifumo. Ed è allarme-igiene anche nelle città siciliane. Almeno a sentire Codacons e Listaconsumatori Sicilia, che hanno diffidato i nove capoluoghi di provincia siciliani a «mettere fuori dai locali grandi posacenere per i fumatori e a incrementare la pulizia delle strade, soprattutto nel fine settimana, rimuovendo così i mozziconi abbandonati per terra».
L`iniziativa, hanno spiegato, fa seguito all`entrata in vigore della Legge Sirchia che vieta il fumo all`interno dei locali chiusi, sprovvisti di sala fumatori dotata di aeratori, che ha fatto aumentare il numero degli utenti che vanno fuori dai locali per fumare. Secondo le due associazioni la presenza di cicche fuori dai locali pubblici è aumentata del 40% rispetto ai mesi precedenti all` introduzione delle legge antifumo ma, hanno aggiunto, «non è aumentata però la pulizia delle strade, che purtroppo sono invase da cicche di sigarette che si accumulano davanti alle entrate dei locali».
«Se non verranno presi provvedimenti – hanno annunciato Codacons e Listaconsumatori – saremo costretti a rivolgerci alle Procure della Repubblica, anche in relazione al pericolo di epidemie».
Forse – anzi certamente – è un`esagerazione, non è dato sapere quanto voluta. Tipica di una nuova via aggressiva alla comunicazione di massa. Magari non ci sarà il rischio di una peste da marciapiede, innescata dal mozzicone-bubbone. Ma è vero che in questo mese trascorso dall`entrata in vigore del divieto anti-fumo, la vita dei «bionda-maniaci» è cambiata. Mutamenti quasi genetici nel rapporto con la sigaretta, con i luoghi e i tempi del rito proibito nei luoghi pubblici. Il primo dato è assolutamente istintivo, visivo: fuori dai locali proliferano i «funghi» riscaldanti, le stufe per permettono di mangiare fuori. Come in un`eterna, immutabile primavera. Nei locali non attrezzati si moltiplicano i capannelli di fumatori: c`è chi esce tra una portata e l`altra, qualcuno preferisce un`unica «fuga» a fine pasto, prima di chiedere il conto. E su queste abitudini «neosirchiane» c`è già qualche statistica: il tempo di permanenza media nei locali è sceso del 15%, così come sono calate le vendite di sigarette (19,3% secondo l`Assotabaccai-Confesercenti). I gestori lamentano anche una diminuzione – non quantificata per gli amanti dei numeri – anche del consumo di dessert, caffè, ammazzacaffè e liquorini vari. «Chi fuma preferisce mangiare alla svelta – sostengono – e poi uscire per fumare subito fuori dal locale».
In tutta Italia si conferma (sondaggi alla mano) il pieno sostegno alla politica di tutela della salute pubblica su cui si basa la legge. Ma intanto si moltiplicano le richieste di preventivo e gli interventi di adeguamento per la saletta fumatori. Almeno da parte di chi ha una struttura che permette la ristrutturazione. E chi non lo può fare? Una proposta interessante arriva da Catania, rilanciata da Dario Pistorio (presidente regionale Fipe) e Giovanni Trimboli (vicepresidente nazionale del Conals, sindacato gestori dei locali notturni). Ovvero: attrezzare dei salottini per «fumatori cortesi» nel suolo pubblico all`esterno dei locali non adeguati. Ne hanno parlato con l`amministrazione comunale di Catania, riscontrando disponibilità. «Si stanno studiando – spiegano – gli aspetti tecnici per la concessione del suolo pubblico e poi si parte». Per la gioia di chi ha paura dei mozziconi dei fumatori-untori.

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