15 Febbraio 2005

Quattro camere senza bagno: benvenuti in centro

Da via Frattina a piazza Navona, da piazza della Rotonda a via Brunetti il 55 per cento degli appartamenti risulta «di modesto livello»

Quattro camere senza bagno: benvenuti in centro
Nelle zone di pregio abitazioni ultrapopolari secondo il Catasto. L?Ici è più alta per chi vive sulla Tuscolana

Gli appartamenti di lusso? Non sono in centro. Perché nella zona più pregiata della città, si trovano parecchie case «ultrapopolari», senza bagno. Ridere o piangere è questione di punti di vista, ma a leggere i valori catastali degli appartamenti romani è difficile rimanere impassibili: perché la città raccontata dai numeri e dalle categorie, fa scoprire una Roma difficile da immaginare. Semplicemente, capovolta.
Gli esempi sono molti. A dar retta alle carte del Catasto, non c?è quasi nessun appartamento di lusso in centro, zona nella quale – del resto – una casa ogni dieci è priva di servizi igienici, che a volte, per ragioni di necessità, sono a disposizione di più famiglie.
Da via Frattina a piazza Navona, a piazza della Rotonda, a via Brunetti, dietro piazza del Popolo, a piazza San Salvatore in Lauro: sono molti gli appartamenti di quattro camere senza però neanche il bagno.
Parecchi i casi di proprietari, ovviamente sfortunati e bisognosi, che si vedono riconosciuti dal demanio per l?appartamento di proprietà un valore catastale inferiore a quelli – che dunque sarebbero ambitissimi – delle periferie estreme della città. Per questo, come logica conseguenza, a Roma l?Ici è una tassa bizzarra: spesso, chi vive sulla Tuscolana paga più di chi abita in piazza di Spagna.
La fotografia catastale di Roma ha evidenti ragioni storiche, che diventano però anacronistiche se paragonate al presente: se il 20 per cento del totale delle abitazioni di Roma è catalogato come «popolare», in centro la percentuale sale: più della metà degli appartamenti (il 55 per cento del totale) è «di modesto livello, con dotazione limitata di impianti quantunque indispensabili».
Non è tutto: tra Centro, Aventino, Trastevere e Borgo Pio, le case di lusso sono quasi inesistenti (poco più di trecento in totale), mentre quelle «ultrapopolari», «con assenza o carenza di servizi igienici» sono dieci volte di più (più di tremila).
È così che per il Catasto, nelle zone di pregio, una casa ogni dieci non ha il bagno: sono il 17 per cento di quelle in piazza Navona, il 10 per cento di quelle in piazza della Rotonda, il 3 per cento di quelle in via Frattina, il 7 per cento di quelle in piazza San Salvatore in Lauro.
Appartamenti «ultrapopolari» per il catasto, probabilmente di lusso nella realtà. Roma, il catasto la capovolge. È così che in centro il valore non è, come dimostra il mercato, di quattro-cinquemila euro al metro quadrato, ma di un poco meno. Seicentonovantuno euro.
Ed ecco che per la cosiddetta «prima casa», nella zona dell?Appio Claudio, diciamo sulla Tuscolana, si paga, mediamente, dai 266 ai 321 euro, mentre in Centro si spende meno, dai 139 ai 286 euro.
Ora, sia chiaro: il centro storico è un esempio, che però non esaurisce quelle che all?assessorato al Bilancio del Campidoglio definiscono «anomalie».
Prendete l?Appia Antica, considerata «una delle zone residenziali più ambite d?Europa»: «Eppure – dicono in Campidoglio – oltre la metà del patrimonio abitativo mostra classificazioni di tipo periferico-degradato, o addirittura agricolo». Sull?Appia Antica, il 17 per cento del totale sono «ultrapopolari» e quasi il 10 per cento «rurali».
Dopo il riclassamento catastale deciso dall?ultima Finanziaria del governo, il Codacons, l?associazione dei consumatori, ha ipotizzato un aumento dell?Ici da parte del Campidoglio.
L?assessore al Bilancio Marco Causi però smentisce: «La notizia relativa ad aumenti dell?Ici è destituita di qualunque fondamento. Il riclassamento catastale, a cui il Codacons si riferisce, comporterà l?apertura di un?istruttoria da concordare con l?Agenzia del Territorio del Ministero dell?Economia e riguarderà il riclassamento futuro di micro-realtà immobiliari di grande pregio, molto costose e redditizie, la cui rendita catastale è scandalosamente bloccata al periodo pre-bellico, quando queste non avevano neppure stanze da bagno».
E non solo «l?amministrazione capitolina non ha alcuna intenzione di proporre il riclassamento di case popolari», ma «anzi, se l?operazione andrà a buon fine, in futuro è nostra intenzione proporre un riequilibrio sociale con un abbassamento del valore catastale, e quindi dell?imposta sugli immobili, in alcune aree delle periferie romane».
In modo da evitare ciò che adesso accade con l?Ici: far pagare di più sulla Tuscolana che in piazza Navona.

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