8 Febbraio 2005

Tango-bond, ora spunta la proroga

Tango-bond, ora spunta la proroga

Bassa adesione all´offerta, i termini potrebbero slittare. Ma il governo frena
Proteste in tutto il mondo per la legge che impedisce ritocchi all´offerta di Kirchner

ROMA – L´Argentina medita di prorogare l´offerta di scambio tra vecchi e nuovi bond finiti in default. Lo scrive il quotidiano di Buenos Aires il Clarin, secondo cui lo slittamento dei tempi sarebbe stato suggerito al governo dalle banche consulenti. «Sei ore prima della chiusura la data sarà prorogata di due settimane», azzarda Miguel Bein, ex sottosegretario alla programmazione economica. Dichiarazioni smentite a stretto giro di posta dall´agenzia di stampa statale Telam, che cita una fonte del ministero dell´Economia. Fonte anonima che liquida la notizia come «speculazioni di mercato che non meritano alcun commento». Un botta e risposta che comunque induce a pensare che il governo di Buenos Aires e il suo ministro dell´Economia, Roberto Lavagna, non si sentano più così sicuri di quella massiccia adesione allo swap che vanno sbandierando da settimane. E le cifre dell´adesione certo gli sono di conforto.
La data di scadenza dell´offerta (per un debito di 81,1 miliardi di dollari) è prevista per il 25 febbraio, ma il ritmo delle adesioni è tutt´altro che spedito. Il 4 febbraio si è chiusa la prima tranche, quella che assicurava i titoli migliori. E le sottoscrizioni non erano stratosferiche: tra il 29 e il 32% del totale. Titoli scambiati per lo più da investitori istituzionali argentini, perché anche a Buenos Aires il fronte dei piccoli risparmiatori, riuniti nell´´Adapd, boicotta l´offerta.
Notizia, quella di uno slittamento, che secondo le associazioni dei consumatori italiani non cambia di una virgola la situazione. «Non sarà la proroga all´offerta flop – commenta l´Intesa – a indurre i risparmiatori ad aderire». Ci vuole ben altro, una nuova proposta migliorativa, che non tagli, come quella attuale, il 70% del debito, restituendo ai sottoscrittori solo il 30% del capitale investito e in tempi biblici. Esattamente ciò che chiede il il Gcab, il comitato globale cui aderiscono un gran numero di banche e risparmiatori, dalla Svizzera, al Giappone Italia compresa. Il Gcab si dice sicuro che i Paesi del G7 e l´Fmi non potranno rimanere in silenzio di fronte a un´adesione inferiore al 50%.
Ma di una nuova proposta Buenos Aires non vuol sentir parlare. Tanto che il governo sta “blindando“ l´offerta con una legge già passata al Senato e che in settimana dovrebbe approdare alla Camera. Legge con cui si vieta espressamente al governo di modificare l´offerta e lo si obbliga a compiere i passi necessari per cancellare dai mercati i vecchi titoli. Una legge che secondo il Gcab «ignora tutti i sistemi giuridici internazionali sotto i quali il debito argentino è stato emesso» e tra l´altro «non cancella i diritti del creditore contenuti nei regolamenti di emissione delle obbligazioni».
Contro il provvedimento si è schierato anche il Comitato dei creditori argentini, che raccoglie oltre 1.000 obbligazionisti italiani. Ieri, con un´istanza presentata alla Consob, il Comitato ha chiesto la sospensione immediata dell´offerta di scambio proposta dall´Argentina. Il motivo? Il progetto di legge con cui Buenos Aires sta tentando di bloccare il concambio viola, secondo i legali che hanno presentato l´istanza, «le previsioni di legge e le norme regolamentari espressamente stabilite» dalla stessa Consob. In pratica l´Argentina avrebbe cambiato unilateralmente le condizioni dell´offerta, violando il principio della correttezza e della trasparenza delle operazioni sui prodotti finanziari.
Proseguono intanto le azioni legali contro l´Argentina. Ieri una nuova class action è stata avviata dall´Aduc davanti al Tribunale di New York. Una causa che l´Argentina, secondo la legge che la Camera si appresta a votare, si limiterà a ignorare.

Previous Next
Close
Test Caption
Test Description goes like this