7 Febbraio 2005

Benzina ?alle stelle? automobilisti al verde

L?aumento è dovuto alla variazione delle quotazioni internazionali del petrolio, legate all?incerta conclusione delle elezioni in Iraq. Il costo del carburante in Italia è maggiore che nel resto d?Europa
Novità negative per gli automobilisti: nell?ultima settimana, infatti, il prezzo della benzina è ulteriormente aumentato, rendendo sempre più critica una situazione oramai insostenibile. L?aumento è dovuto, probabilmente, alla variazione delle quotazioni internazionali del petrolio, legate all?incerta conclusione delle elezioni in Iraq. Eppure, il costo della benzina in Italia è maggiore rispetto a quello registrato in altri Paesi europei. Una rapida ricerca sugli aumenti negli ultimi anni, consente di valutare un incremento del prezzo pari al 150 per cento. Infatti, a dieci anni dall?entrata in vigore di una liberalizzazione dei prezzi, che avrebbe dovuto garantire un risparmio per gli automobilisti, il prezzo del carburante resta fra i più alti nel mondo. Dunque, le responsabilità non sembrano poter essere attribuite al governo, ma piuttosto ad un mancato controllo di un meccanismo che continua a crescere in maniera sostenuta anno dopo anno. Sia le compagnie petrolifere sia i consumatori puntano il dito sul sistema di tassazione. Vediamo, dunque, quali sono gli ?elementi? che incidono sul prezzo al consumo della benzina. Su un litro di senza piombo il solo 30 per cento va alla parte industriale (costo del greggio e di raffinazione), mentre oltre il 50 per cento è relativo alla voce ?accisa? ossia l?imposta applicata dallo Stato su particolari tipologie di beni tra cui anche tabacchi e alcolici. Su entrambe, va calcolata poi l?iva al 20 per cento. Si realizza dunque una doppia imposizione fiscale, che viene a gravare sul consumatore, collocando l?Italia tra i Paesi dell?Unione europea con il prezzo al consumo più elevato. Se consideriamo le fluttuazioni degli ultimi anni, e soprattutto il costo industriale variabile, è evidente come il peso della tassazione abbia assunto proporzioni ?galoppanti? negli ultimi anni. Non a caso, se raffrontiamo il solo prezzo industriale della benzina negli ultimi due anni, vediamo che tra l?estate del 2002 e quella del 2003 si è mantenuto identico. La difesa dell?associazione petrolieri, infatti, si basa su una considerazione: attraverso l?accise, l?Iva e l?effetto cumulo della tassa sulla tassa mangia circa il 65 per cento del prezzo finale, a cui si va ad aggiungere il costo della distribuzione che vede il nostro Paese in situazione difficile a causa dell?elevato numero di pompe distribuite sul territorio. L?Italia è lo stato con il maggior numero di stazioni in Europa: oltre ventitremila, seguita solo da lontano dalla Germania (sedicimila), che ha un numero di automobilisti ben più vasto. Un altro aspetto di cui occorrerà tener conto è l?effetto ?federalismo?. Infatti, oltre all?aumento del prelievo fiscale nazionale, alcune regioni hanno deciso di imporre una ulteriore imposta addizionale che, laddove scaricata integralmente sui consumatori, farebbe lievitare il prezzo alla pompa della benzina di altri 3 centesimi al litro. Le associazioni dell?Intesa (Adusbef, Codacons, Adoc e Federconsumatori) sono scese in campo contro gli abusi indiscriminati, ribadendo che ?a fronte della diminuzione sia della materia prima che della domanda (il consumo privato di benzine è diminuito) e del rafforzamento dell?euro sul dollaro superiore al 30 per cento??, i prezzi devono scendere?. I consumatori puntano anche il dito sul livellamento dei prezzi di benzina e gasolio: nella possibilità di un allineamento tra i due carburanti, non esiste alcuna motivazione logica, affinché questo meccanismo avvenga verso l?alto, ossia il gasolio raggiunge il prezzo della benzina e non viceversa. In particolare, l?Intesa si rivolge al ministro delle Attività produttive, Antonio Marzano, invitandolo a ?fissare regole certe, chiare e trasparenti sui prezzi dei carburanti che non possono essere oggetto del libero arbitrio dei petrolieri che fanno utili da capogiro rincarando allegramente e simultaneamente quando aumenta il prezzo del barile, dimenticando di diminuire per mesi,quando esistono condizioni di un abbassamento??. Per le famiglie il 2005 presenta un rincaro nella spesa media pari ad oltre 1.176 euro in più. A fare i calcoli è l?Intesa dei consumatori: dal carrello della spesa alla casa alle contravvenzioni, i rincari riguarderanno i pedaggi autostradali, le bollette della luce e del gas, i bolli e i conti correnti bancari. L?unica novità positiva viene soltanto dalle telecomunicazioni dove l?Authority ha sospeso la richiesta di variazione delle tariffe avanzata dagli operatori ma, secondo l?Intesa dei Consumatori, alla fine arriveranno aumenti delle bollette telefoniche per 37 euro a famiglia. Il numero dei rincari è tale che è addirittura possibile realizzare una sorta di ?mappa?. Ecco le voci in cui gli esperti prevedono i maggiori aumenti: GAS – l?Authority ha fissato in più 1,5 per cento e più 2 per cento gli aumenti di luce e gas, per un aggravio totale di 21 euro a famiglia. Rincari sono previsti anche per l?acqua: la decisione sarà presa a livello locale ma Federacquagas ha chiesto di portare da 0,90 a 1,30 euro il prezzo medio a metro cubo. AUTOSTRADE – i pedaggi saliranno in media del 2,36 per cento per un totale, stimano i consumatori, di 11 euro in più ad utente. MULTE – rincari di oltre il 20 per cento, con la novità del Tar per la questione dei punti. RC/AUTO – per il 2005 l?Intesa dei Consumatori prevede un aumento del 5,2 per cento. BEVANDE E TABACCHI – è la voce con gli aumenti maggiori: più 10,3 per cento, pari a 76 euro in più l?anno, per una spesa complessiva di 808 euro a famiglia. ABITAZIONI – la spesa per famiglia salirà a 6.348, 192 euro in più rispetto al 2004 (più 3,1 per cento).

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