1 Febbraio 2005

Retribuzioni, Sindacati: “Irreali i dati Istat“

Retribuzioni, Sindacati: “Irreali i dati Istat“

Uil: “Inattendibili come testimoniano le busta paga degli italiani“. Pezzotta (Cisl): “Aumenti solo da contratti rinnovati“

“Inattendibili“, “irreali“. Sono questi gli aggettivi utilizzati dai sindacati nel definire i dati Istat che rilevano un aumento del 2,9% nelle retribuzioni del 2004. Una crescita che, sottolinea l`Istituto di Biggeri, non si registrava dal 1997. Cgil, Cisl e Uil sono unanimemente “increduli“. “Non sono dati attendibili – argomenta il segretario confederale della Uil, Adriano Musi- come testimoniano le busta paga degli italiani e degli stessi dipendenti dell`Istat ai quali non e` stato rinnovato il contratto“. “Molti dubbi“ sull`attendibilità vengono espressi anche dal segretario confederale della Cisl, Pier Paolo Baretta. Dal sindacato di via Po, il segretario generale Savino Pezzotta ci tiene a precisare. “Gli aumenti delle retribuzioni avvengono solo quando si rinnovano i contratti“. “Visto che nel pubblico impiego il rinnovo non e` avvenuto -sottolinea- lo continuo ad aspettare. I dati Istat sono un po` come la storia di Trilussa, ovvero la media del pollo. Per questo -avverte Pezzotta- voglio discutere contratto per contratto in termini reali“. Sulla stessa linea la Cgil. “Il dato sulle retribuzioni va letto -spiega il segretario confederale della Cgil, Maurigia Maulucci – congiuntamente a quello sulla quantità di contratti in scadenza rinnovati e non rinnovati: quelli rinnovati hanno recuperato l`inflazione reale e ci mancherebbe pure il contrario. Quelli in scadenza o scaduti pubblici, bancari, meccanici, eccetera arrancano, penalizzando ulteriormente il potere d`acquisto delle retribuzioni di quei lavoratori“. E comunque, la Maulucci chiede provocatoriamente all`Istituto diretto da Luigi Biggeri: “I consumi sono fermi, i risparmi erosi: che ci hanno fatto i lavoratori con tutti quei soldi che, a detta dell`Istat, hanno preso nel 2004?“ Netta la bocciatura che arriva dalle Associazioni dei Consumatori. Sono “dati assolutamente irrealistici e campati in aria – si legge in una nota – rispetto alla dura realtà di milioni di famiglie, costrette ad indebitarsi, e a lavorare solo per rimborsare le rate dei prestiti“. A questo punto per Adoc, Adusbef, Codacons e Federconsumatori è in gioco la stessa credibilità dell`Istituto di Statistica. “Tali ricerche -sottolineano – sono fantasiose e fanno crollare la fiducia dei cittadini nelle istituzioni che una volta erano serie, perché indipendenti, mentre oggi non hanno timore di schierarsi con il potere“.

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