25 Gennaio 2005

Via i punti solo se ti fermano

Via i punti solo se ti fermano


Bocciata a metà la normativa del nuovo Codice della strada


Il ministro Lunardi si schiera per la retroattività della sentenza Ma i giudizi non sono unanimi


MILANO. I punti della patente possono essere tolti solo a chi viene identificato mentre commette l?infrazione. Con questa decisione la Corte Costituzionale boccia perchè «illegittima» parte del nuovo Codice della strada.
In particolare, è stato bocciato l?articolo 126 bis comma 2 nella parte in cui prevede che, in caso di mancata identificazione del trasgressore, i punti devono esser tolti al proprietario del veicolo, salvo che questi non comunichi, entro 30 giorni, il nome e la patente di chi guidava in quel momento l?auto. Secondo la Corte, la norma in questione viola l?articolo 3 della Costituzione «sotto il profilo della irragionevolezza, nel senso che essa dà vita a una sanzione assolutamente ?sui generis?» mentre dovrebbe trattarsi di una sanzione di «carattere schiettamente personale».
Resta comunque l?obbligo per il proprietario, se non vi è l?identificazione del guidatore, di fornire entro un mese il nome e il numero della patente di chi ha commesso la violazione. Se ciò non avviene, a carico del proprietario non scatterà più la decurtazione dei punti, ma solo la sanzione pecuniaria. Insomma il proprietario della macchina potrà salvare la patente, ma dovrà comunque pagare una multa «salata». La sanzione prevista per chi omette di comunicare il nome del conducente va infatti da 343,85 euro a 1.376,55 euro.
Un parere quello della Consulta che il ministro dei Trasporti Pietro Lunardi definisce «ineccepibile» e ha ammesso che «l?articolo secondo il quale venivano decurtati punti dalla patente, anche quando non è possibile identificare il conducente era l?unico sul quale anche io avevo forti dubbi». Ma «la norma resta» ha aggiunto il ministro ricordando «che la Consulta ha ritenuto illegittima solo una piccola parte della norma sulla patente a punti. Quindi la patente a punti viene conservata, è valida».
A fare ricorso alla Consulta erano stati i giudici di pace di Voltri, Mestre, Ficarolo, Bra, Montefiascone, Lanciano, Carrara e di Casale Monferrato. Uno dei «casi» che avevano portato i giudici a rivolgersi alla Consulta era quello di un avvocato genovese che si era trovato con due punti di detrazione sulla patente per una infrazione commessa da un suo impiegato, di cui non aveva saputo indicare le generalità, che aveva utilizzato un motociclo a disposizione dello studio legale.
Tutte le altre numerose questioni di legittimità sollevate dai giudici di pace in fatto di norme sulla patente a punti, sono state ritenute infondate dalla Corte. L?articolo 126-bis era stato, ad esempio, sottoposto al vaglio di costituzionalità anche con l?accusa di impedire ad un trasgressore sanzionato tra il primo luglio e il 6 agosto 2003 di accedere ai corsi di recupero della patente perchè le norme erano divenute operative dopo tale periodo.
E ora cosa accadrà? C?è chi come Ermete Realacci della Margherita vede il rischio che la sentenza «allarghi le maglie della prevenzione e apra varchi alla furbizia». Insomma: «i furbi troveranno nuovi modi per farla franca». Secondo Intesaconsumatori invece migliaia di automobilisti ai quali sono stati detratti i punti della patente «o perchè non hanno ricordato o perchè si sono rifiutati di fare i delatori» hanno ora «diritto di rivalsa e di congruo risarcimento danni verso il ministero delle Infrastrutture che non ha voluto mai ascoltare le ragioni degli utenti e dei consumatori». Anche l?Associazione dei giudici di pace prospetta un aumento di ricorsi e gli esperti si dividono tra chi ritiene che i punti già illegittimamente detratti non possono essere recuperati in quanto la sentenza non è retroattiva e chi invece sostiene il contrario. La questione non è chiara ma intanto proprio il ministro Lunardi si dice favorevole alla retroattività della sentenza perchè «se una norma è iniqua, va rispettato chi è stato colpito».

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