18 Gennaio 2005

Artistico, tante critiche per la preside anti-fumo

Artistico, tante critiche per la preside anti-fumo


Bagni chiusi a ricreazione? I ragazzi non entrano a scuola




La ricetta anti-fumo della preside del liceo artistico di via Ripetta ha suscitato un?onda di polemiche. Di fronte alla decisione di chiudere i bagni durante il periodo della ricreazione, per eliminare anche il più intimo luogo di tentazione al vizio, ieri quasi la totalità degli ottocento studenti dell?istituto hanno scelto, per protesta, di non entrare a scuola. «Non sopporto che il bidello mi segua e mi aspetti dietro la porta del bagno – racconta Laura, IV liceo, di fronte a un grosso cartello che recita “Aprite i cessi“ – la preside voleva a tutti i costi fare questa prova di forza e ha trovato l?alibi del fumo». D?accordo sulla motivazione «ma non sul metodo» Ambra, Giorgia e Valentina, tra le poche, ieri, ad andare a lezione. «Se qualcuno mi impone di fare una cosa, io per reazione faccio il contrario – precisa Giorgia – quindi ho dovuto forzare un braccio che tentava di non farmi entrare e sono salita in classe. Sulla protesta siamo tutti d?accordo, anzi, noi volevamo qualcosa di ancora più incisivo, per esempio fare dei cori che disturbassero le lezioni, ma improvvisare così, senza nemmeno un?assemblea, non ci è piacuto». Una netta condanna sul divieto imposto dalla dottoressa Maria Letizia Terrinoni è giunta anche dall?Unione italiana genitori: «La scuola è un?istituzione formativa e quindi ci aspettiamo un altro modo per sensibilizzare i ragazzi a comportamenti adeguati, ma non certo quello di spiarli e pedinarli. Invitiamo pertanto la preside a rivedere il suo comportamento».
Possibilista sul fatto che ancora si possa fare marcia indietro è proprio un insegnante dell?istituto di via Ripetta. «A me è sembrato un atteggiamento un po? troppo rigido – dice Mario Delfini, docente di Matematica – e credo che la mia posizione sia condivisa da molti professori che lavorano qui. Il problema è legato anche alle condizioni logistiche della scuola: non c?è un cortile, non esiste un giardino e lo spazio antistante all?edificio è aperto, e i ragazzi potrebbero allontanarsi. Bisognerebbe studiare una sorta di recinzione, di “area fumatori“ all?aperto. Comunque credo che il tema si affronterà a febbraio nel prossimo collegio dei docenti, ora siamo troppo impegnati con gli scrutini…».
Per il capo dei presidi romani Antonio Petrolino «il comportamento della collega si spiega solo in senso provocatorio, come per dare una sottolineatura forte a un problema che esiste e poi aprire un dibattito. I presidi hanno il dovere di informare i ragazzi con una circolare e nominare delle persone, normalmente un docente, ma per quanto riguarda i bagni, anche un bidello, al fine di vigilare sull?applicazione della legge. Con i ragazzi forse bisognerebe avere un po? più di tolleranza, non perché la norma non vada applicata, ma per accompagnarli in un percorso che li responsabilizzi. Le scuole, come gli ospedali o altri luoghi pubblici, erano comunque soggetti a particolari restrizioni gà da anni. Pertanto – conclude il professore – il 10 gennaio non è proprio cambiato nulla».
Infine, critiche anche dal Codacons. «Non è questo il sistema giusto per far rispettare i divieti di fumo nelle scuole – ha affetmato il presidente dell?associazione di consumatori Carlo Rienzi -. Non si può né chiudere i bagni, né lasciare che gli studenti fumino nei locali dell? istituto, bensì si può mandare un bidello nei bagni nell?orario di intervallo e provvedere all?individuazione dei trasgressori e relativa denuncia alle forze dell ordine. Qualche multa per il non rispetto dei divieti – afferma ancora Rienzi – servirà da buon esempio e indurrà gli altri studenti a non fumare».

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