11 Gennaio 2005

Fumatori tra rassegnazione e voglia di rivolta

Fumatori tra rassegnazione e voglia di rivolta



C?è chi pensa a un referendum. Sirchia rilancia: no agli spot per l?alcol





ROMA
Un minuto. Tanto è durata la tolleranza sulla legge che vieta il fumo nei locali pubblici. Era da poco passata la mezzanotte, quando in un bar del Vomero, un vigile urbano di Napoli ha staccato la prima multa: ventisette euro e mezzo per un ragazzo che, provocatoriamente, aveva acceso una sigaretta davanti al bancone. Poco più in là c?era la telecamera di un?emittente locale, e questo fa pensare che l?episodio sia stato costruito ad arte, tanto per entrare nel guinness dei primati. «Sono pentito – ha detto il giovane, Marco Pizzicato, ventidue anni – Se mai riuscirò a smettere, dovrò ringraziare il ministro Sirchia. Intanto, però, ho parlato con tutti i giornali, sono stato intervistato da diverse televisioni. Sono l?uomo più popolare del giorno. Come se fossi andato al Grande fratello». Meno soddisfatto il gestore del bar, che sarà multato per non aver esposto i cartelli con il divieto.
Tra una provocazione e l?altra il popolo dei tabagisti sta organizzando la rivolta: i primi passi si muovono su Internet, dove si è costituita l?associazione «Io Fumo». Fra gli scopi della nuova associazione c`è quello di promuovere un referendum abrogativo dell`articolo 51 della legge e promuovere legislazioni che consentano ai gestori di locali pubblici di decidere se nei loro locali è possibile oppure no fumare, lasciando così la libera scelta agli utenti di entrarvi o meno. L`associazione chiede anche che venga permessa la pubblicità dei prodotti da fumo ma allo stesso tempo la promozione di iniziative di informazione ai minorenni sui danni del fumo. «Rispettiamo l`assunto che la libertà personale finisce dove inizia la libertà dell`altro – dichiara il presidente, Marino Pessina – Per questo chiediamo che sia il libero mercato a decidere cosa accadrà. Nel promuovere il referendum abrogativo, chiediamo che siano i singoli titolari dei locali pubblici a decidere se nei loro esercizi si potrà o meno fumare (oppure se vorranno avere due sale). Gli utenti saranno così informati e potranno liberamente decidere quali locali frequentare. È una grande battaglia di libertà, nella quale coinvolgeremo anche i non fumatori: se ogni fumatore italiano troverà un non fumatore democratico e rispettoso delle libertà personali da portare alle urne, vincere il referendum è una cosa possibile».
Almeno al primo giorno, la nuova legge ha fatto registrare poche violazioni («quasi tutte per distrazione») e non ha causato il temuto tracollo dei locali pubblici. Secondo i dati della Fipe, l?associazione che riunisce pubblici esercenti, il fatturato della giornata è stato in linea con la media del periodo. «Per ogni fumatore scontento che ha disertato bar e ristoranti – dice una nota della Fipe – c?è stato almeno un non fumatore contento che si è aggiunto ai vecchi clienti». I pubblici esercenti, comunque, hanno già pronto un ricorso contro la legge, «che obbliga i gestori a fare da sceriffi», accusando il ministro Sirchia di non essere stato sufficientemente chiaro al proposito. La stretta sul fumo potrebbe comunque essere soltanto la prima tappa di una nuova campagna salutista.
Già ieri il Codacons, che ha organizzato per tutta la giornata «ronde» di sorveglianza alla caccia di trasgressori, ha chiesto l?estensione del divieto per chi guida un?automobile. E Sirchia ha già annunciato che la prossima battaglia sarà contro l?alcol e contro la sua crescente diffusione tra i giovani. «Sappiamo bene – dice il ministro – che sui giovanissimi l?alcol è ancora più tossico che per gli adulti. L?Italia, come tutti gli altri Stati europei, si sta interrogando sul se e come limitare la pubblicità degli alcolici». Intanto il ministero della Salute ha annunciato l?inizio di una campagna di spot televisivi e radiofonici, un numero verde, affissioni e opuscoli informativi nelle farmacie per invitare i ragazzi a non bere.

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