Multe da 27,5 a 275 euro, il doppio in presenza di bimbi o donne incinte
Da oggi si fuma solo in privato
Multe da 27,5 a 275 euro, il doppio in presenza di bimbi o donne incinte
Roma. A sigaretta spenta dicono siano andate a ruba poco prima dell?ora X, caramelle, mentine, pasticche sublinguali di qualsiasi gusto, bastoncini di liquirizia. Ad avere un?impennata sono state le gomme da masticare. Una vera razzia contro l?«ansia da divieto». Sopravvivere all?astinenza è cosa seria, altro che, anche perché la ricerca di oasi, locali attrezzati con sale a norma, al momento è quasi impossibile. Per i 13 milioni di «nicotinomani» la vita da mezzanotte e un minuto di oggi ora non sarà più la stessa. Come tutte le rivoluzioni che stravolgono le abitudini l?inizio della battaglia è stato lento e graduale. Niente mano pesante, almeno nell?immediato. Una certa tolleranza nella fase di passaggio è da considerarsi fisiologica e qualche fumatore avrà già ottenuto la comprensione di qualche cortese avventore disposto a perdonare per l?ultima volta.
Così come i blitz dei Codacons o delle forze dell?ordine annunciati sono serviti più a ricordare il divieto che a denunciare o multare. Da questa mattina però, soprattutto, con la riapertura dei bar, è guerra aperta. E dopo i locali pubblici il fumo deve essere vietato anche dentro le automobili, sostiene il Codacons, con il suo presidente Carlo Rienzi: «Non solo il fumo passivo in uno spazio ristretto come l?abitacolo di un?auto è pericolosissimo per la salute dei non fumatori, in particolare i bambini, ma alcuni studi sostengono che il 15 per cento degli incidenti stradali dovuti a distrazione è direttamente o indirettamente riconducibile al fumo di sigaretta!»
Per i grandi fumatori, un popolo che dichiara di bruciare almeno 15 sigarette in un pomeriggio, oggi è giorno di lutto e sofferenza. Nel circuito no-smoking ntrano anche gli studi professionali, parrucchieri ed estetisti, assicurazioni, banche, supermercati, centri commerciali, imprese industriali e artigianali, alberghi. Fino a ieri i divieti riguardavano la pubblica amministrazione, i ministeri, questure ed uffici finanziari, cinema, scuole, ospedali, stazioni, aeroporti e mezzi di trasporto pubblico. Per chi trasgredisce multe tra i 27,5 e i 275 euro, raddoppiate se si fuma in presenza di bimbi e donne incinte. Cifra che sale tra 200 e 2.200 per chi non fa rispettare la legge nel proprio locale e da 330 a 3.300 per impianti di condizionamento inadeguati. Per stare in regola gli esercenti stimano tra i 20 e i 30 mila euro la spesa media per ristrutturare gli spazi.
Girolamo Sirchia, ministro della Salute, che ha resistito ai tentativi di rinvio degli esercenti, esibisce una vigorosa soddisfazione, assicura di aver raccolto consensi a favore della legge, considerata la più intransigente d?Europa e ribadisce che la nuova legge «non è proibizionista ma a tutela della salute di tutti. La gente è con me, la risposta popolare è stata positiva», ha ripetuto, «la maggioranza è d?accordo». Restano però ancora molti dubbi sulla sua applicazione. E numerose le proteste. Le associazioni dei pubblici esercizi hanno già pronta la carta bollata per fare ricorso al Tribunale amministrativo regionale. Non intendono travestirsi da sceriffi antifumo. Sirchia però fa sapere che non si farà intimidire. C?è comunque una «resistenza passiva» che cresce, sottoforma di piccole comunità pronte a sfidare l?era del proibizionismo e allegoriche congreghe pronte a celebrare il funerale delle bionde, non prima di una fumata collettiva.
È successo a Milano cove l?«Associazione dei fumatori cortesi» ha organizzato in un locale vicino a piazza Duomo una serata smoking per le ultime boccate. Un tiro e via. Da oggi nei locali niente più messaggi di fumo. Vietato osare.
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