9 Gennaio 2005

Feste e proteste, l?ultimo scontro sul fumo

Feste e proteste, l?ultimo scontro sul fumo


Da mezzanotte via alla legge. I «fumatori cortesi» organizzano party al tabacco, i salutisti cene no smoking




ROMA – Il countdown scade stanotte, a mezzanotte e un secondo. Niente più sigarette nei bar, niente sigaro dopo cena nei ristoranti, al bando tabacco nei night club, vietate le pipe in tutti i 250 mila esercizi pubblici d?Italia: tra poche ore entra in vigore, senza nessun rinvio, la nuova legge anti-fumo. «È tutto pronto – ha detto ieri il ministro Girolamo Sirchia -. La gente è con me. Credo che ci sarà una risposta positiva. La maggioranza degli italiani è d?accordo, per strada incontro solo persone che mi dicono di andare avanti». Ma restano molti dubbi sull?applicazione della legge. E molte polemiche.



LE MANIFESTAZIONI – Il 10 gennaio: «un giorno di lutto» per le associazioni dei fumatori e per i tredici milioni di nicotinomani residenti nella Penisola, «una data memorabile, storica» per le confederazioni di consumatori e i salutisti. Due partiti inconciliabili, che stasera saluteranno la discussa legge con due happening antitetici. I rappresentanti dell?Associazione nazionale dei «fumatori cortesi» hanno indetto uno «smoking party» in un locale milanese, il Mithia, dove circa duecento persone insceneranno una fumata di protesta e si faranno arrestare da (finti) poliziotti. «Per denunciare – spiega il presidente Giovanni Bianucci – un regolamento restrittivo e illiberale». L?evento dimostrativo terminerà cinque minuti dopo la mezzanotte. «E se faranno una multa al proprietario, pagherò io. Verranno anche la Cnn e la Bbc». A Roma, quartiere Trastevere, il Codacons ha organizzato una «cena no smoking». Garantita persino la presenza di Miss Universo. «Distruggeremo in strada una tonnellata di bionde – racconta il presidente Carlo Rienzi -. Poi ci vestiremo da giustizieri anti-fumo, indosseremo le tute da smoke-buster e andremo per locali armati di estintori e pistole ad acqua a spegnere le sigarette dei fumatori fuorilegge».


I RISTORATORI – Gli esercenti sembrano più misurati. Anche se parlano di «legge Caporetto, con norme attuative liberticide e inique, macchinose e complesse», dopo aver chiesto invano al ministro della Salute più tempo per adeguare i locali con doppie sale ed aeratori si preparano a far rispettare le nuove regole. A mezzanotte almeno il 95% di ristoranti e pub dovrebbe avere in bella vista il cartello «Vietato fumare». La Fipe, la federazione dei pubblici esercizi, darà informazioni in tempo reale sull?impatto della legge. Baristi e ristoratori, però, rimangono contrari a denunciare alle forze dell?ordine i clienti contravventori. «Non faremo la spia, non siamo sceriffi. Chiederemo agli avventori che fumano di spegnere la sigaretta o uscire, con garbo e gentilezza», dice Edi Sommariva, direttore generale della Fipe. Nessun timore di perdere i clienti fumatori, che secondo una recente ricerca raggiungono il 48% del totale? «Molti si preparano a rimanere a casa, bar e discoteche potrebbero avere dei problemi. Ma alla lunga l?impatto sarà limitato, come già successo in Usa e in Irlanda».



LE CONTROMISURE – Intanto, i locali e gli uffici senza separé per fumatori (facoltativo) si preparano ad affrontare la rivoluzione dei costumi sociali. A Brescia vanno a ruba stufe e lampade elettriche da esterno, da piazzare sul marciapiedi per consentire la classica sigaretta da dopo-caffè. Al ristorante Don Lisander, a Milano, in attesa del salottino ad hoc , alle signore che non vogliono rinunciare a qualche boccata in strada verrà prestato uno scialle per difendersi dal freddo. La Federsalus, l?associazione dei produttori di integratori alimentari, propone alle trattorie di abbinare al menu una lista di decotti, tisane e vitamine, «prodotti calmanti, in grado di attenuare gli stati d?ansia e il nervosismo della clientela costretta a non fumare». In effetti, secondo alcune indagini saranno pochi i ristoranti che da mezzanotte accoglieranno fumatori a braccia aperte: una cinquantina a Roma, 30 a Milano, solo 7 a Napoli. Anche perché il 98% dei locali, dice Confesercenti, non è disposto a spendere i circa 20 mila euro necessari ad attrezzare una sala fumatori.

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