7 Gennaio 2005

Argentina, crac da 30 milioni

Argentina, crac da 30 milioni
Dilagano i casi ?cremonesi? in vista del via alle prime cause








Bond argentini: l? annuncio del via alle prime azioni legali dà la stura alla voglia di far valere le proprie ragioni. E questo riguarda centinaia e centinaia di risparmiatori cremonesi ?traditi?. In tutto, localmente, le dimensioni del crac assumono così proporzioni a dir poco impressionanti: i beffati sono valutati tra le quattro e le cinquemila unità; il valore totale degli investimenti non inferiore a 30 milioni di euro. Mai, a Cremona e provincia, è stato inferto un colpo così duro al risparmio. Da far impallidire tanto la crisi Parmalat quanto gli altri casi, peraltro clamorosi, esplosi negli ultimi anni. Uno dopo l?altro, trascorsi anni di attesa e di rabbia (l?anno del crollo è il 2001), chi ha masticato amaro, chi ha perso cifre ingenti, chi ha visto bruciati i risparmi di una vita, chi non ha avuto il coraggio di dire la verità in famiglia (tanti, più di quanto non si creda) viene allo scoperto. Giorni fa il responsabile della sede cremonese di Federconsumatori, Francesco Zilioli, dopo aver confermato il via alle prime cause (che riguardano chi ha acquistato i titoli a partire dal 2001, anno in cui le agenzie internazionali di rating hanno prima declassato e poi definito palesemente a rischio quegli stessi bond ), ha ricevuto decine di chiamate di persone che fin qui avevano atteso. Stessa cosa accade presso altre associazioni, ad esempio l?Unione nazionale consumatori, e presso vari studi legali. La sensazione che si inizi adesso a giocare la partita che conta nella pretesa di un risarcimento degno di tale nome mette in moto tutti. Accelera le cose. L?ipotesi sulla quale è stata imbastita l?azione legale ? sulla falsa riga di quanto accaduto in altre province, vedi Mantova, dove i giudici hanno dato ragione ai consumatori ? è che gli istituti di credito, nel presentare i bond argentini alla clientela, abbiano sottostimato alla grande (e non a caso) i rischi e dato rilievo soltanto alle performance dei titoli: una crescita che negli anni Novanta è stata anche con percentuali a due cifre. Peccato che da lì in avanti bond argentini sia diventato sinonimo di crack annunciato: gli alti rendimenti sono rimasti un lontano ricordo, sostituiti da continue, sempre più pesanti, negatività. Una caduta libera. Adesso chi detiene quei titoli deve fare i conti con perdite nell?ordine dell?85 per cento. Le banche strette in una morsa, dunque: da una parte le carte bollate, dall?altra la tenuta della loro credibilità. Ma quella legale non è la sola strada seguita dalle associazioni di consumatori. Zilioli e i suoi collaboratori ? che si tengono in costante contatto con gli avvocati cremonesi di cui si avvale Federconsumatori e con Nicola Stock, presidente del Comitato italiano investitori Argentina (Cita) ? ha parlato anche della trattativa col governo di Buenos Aires. Le novità degli ultimi giorni, le anticipazioni relative alla proposta del governo di Buenos Aires, non sono state giudicate positivamente. Intesa consumatori (Adoc, Adusbef, Codacons e, appunto, Federconsumatori) ha parlato di «ennesima, iniqua proposta del governo argentino: sia per l?arco temporale previsto per il rimborso (le nuove scadenze verrebbero portate a 35 anni), sia per l?ammontare del rimborso: circa il 30 per cento del valore nominale dei titoli attualmente posseduti».


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