Saldi/ Il commercio cerca il recupero post-natalizio
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fonte:
- Affari Italiani
In una giornata che vede i principali listini europei congelati sui livelli di ieri tra scambi ai minimi termini e operatori che, più che di scommesse finanziarie, parlano volentieri di come passeranno il ponte di fine anno che terrà chiusa Piazza Affari, da stasera (la sessione After Hours non si terrà) al 3 gennaio, acquistano una certa visibilità notizie altrimenti relegate in secondo piano nel consueto bombardamento mediatico quotidiano.
Colpisce in particolare l?annuncio del calendario, su base regionale, dell?avvio della stagione dei saldi invernali, per molti italiani (ma pare che persino negli Stati Uniti lo scenario non sia molto diverso) la vera stagione degli acquisti, natalizi o meno che siano. Spulciando il calendario notiamo che anche in questa occasione esiste un Nord e un Sud: aprirà infatti le danze la Campania, il 2 gennaio (fino al 20 marzo), mentre gli ultimi a poter approfittare dei ribassi applicati dai commercianti saranno i residenti in Valle d?Aosta, che dovranno aspettare il 10 febbraio (fino al 31 marzo). In compenso l?esempio della Campania verrà seguito fin dal giorno successivo dal Veneto e dal Piemonte (fino al 31 marzo il Piemonte, solo fino al 28 febbraio il Veneto). Poi, via via, tutte le altre regioni, per lo più tra il 7 gennaio (come nel caso dell?Emilia Romagna, della Lombardia o della Toscana) e l?8 gennaio (il Lazio).
Si tratta, mediamente, di un periodo di 2 o anche 3 mesi (anche in questo senso pare di cogliere un differente stato di salute dell?economia delle singole regioni italiane) nel quale la grande e la piccola distribuzione al dettaglio proverà a vivacizzare un mercato che, al di là delle statistiche, quest?anno ha dato la netta sensazione di soffrire di una situazione di incertezza resa forse ancora più acuta nelle ultime settimane per l?accendersi delle usuali polemiche di fine anno sull?impatto che la manovra finanziaria avrà sulle tasche degli italiani. Incertezza, aveva anticipato il Codacons con un?indagine presso 500 famiglie (peraltro definita ?priva di alcun valore statistico? dalla stessa associazione dei consumatori), che aveva indotto oltre il 60% degli intervistati a programmare una spesa per le feste di Natale inferiore al 2003 (contro meno del 20% che sembrava favorevole a spendere qualcosa in più). All?Istat il compito, tra pochi mesi, di farci capire se si è trattato di un momento di depressione passeggera, subito lasciata alle spalle, o se il 2005 rischia di non essere l?anno della svolta per l?economia italiana auspicata dal presidente del Consiglio nell?usuale conferenza di fine anno.
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