15 Dicembre 2004

Inflazione ancora giù: 1,9% a novembre

Inflazione ancora giù: 1,9% a novembre. Bari come Napoli : 2,3%. Potenza: 2,2%

ROMA Gelata d`autunno per i prezzi. La frenata degli alimentari a novembre ha fatto rallentare l`inflazione alla velocità minima degli ultimi cinque anni, scendendo sotto il 2%. Lo scorso mese, in base alle stime definitive dell`Istat, l`indice dei prezzi al consumo per l`intera collettività è infatti arrivato all`1,9%, il livello più basso registrato da settembre 1999, quando l`inflazione viaggiava a un ritmo dell`1,8%. Nel giro di un trimestre, da agosto allo scorso mese, il tasso di aumento dei prezzi ha così perso 4 decimi di punto, passando dal 2,3% registrato in piena estate all`attuale 1,9%. Se quindi a dicembre i prezzi dovessero rimanere invariati su novembre (caso che quest`anno si è già verificato 2 volte), l`inflazione acquisita per il 2004 si attesterebbe al 2,1%. Responsabili del rallentamento sono innanzitutto i prezzi dei prodotti alimentari (voce che da sola pesa per circa un sesto del paniere Istat): a novembre hanno registrato un calo dello 0,2% sia rispetto ad ottobre che rispetto a novembre 2003. Una flessione dovuta innanzitutto all`andamento dei prezzi dei prodotti freschi: gli ortaggi, con veri e propri prezzi in picchiata di oltre l`8%, e la frutta, in flessione dell`1,8%. Diminuzioni però fin troppo contenute se messe a confronto con i dati diffusi dalla Coldiretti che evidenziano un crollo del 30% dei prezzi degli ortaggi pagati nei campi agli imprenditori agricoli. La frenata sull`indice complessivo è arrivata anche dal capitolo servizi sanitari e spese per la salute, in calo dello 0,3% su base annuale e dello 0,4% rispetto ad ottobre, e dal comparto comunicazioni, ancora una volta in flessione (dello 0,5% rispetto ad ottobre e del 5,7% su novembre dello scorso anno). Hanno agito invece come acceleratori i trasporti (+4,3% annuo), gli alberghi, ristoranti e pubblici esercizi (+2,9%) e il capitolo abitazione (+3%). Responsabile, sia per la voce casa che per quella dei trasporti, è soprattutto la componente energetica, trascinata al rialzo dai combustibili (dalle benzine al gasolio da riscaldamento). A novembre sono state Torino e Reggio Calabria le città più care, mentre Ancona è risultata la più «economica». In testa alla classifica, infatti, si trovano Torino e Reggio Calabria con il +2,6%, seguite da Aosta +2,4%, l`Aquila, Napoli e Bari con +2,3% (+0,3 in un mese) e Potenza +2,2% (+0,2 mensile). Palma della città meno cara spetta invece ad Ancona con +1,1%, seguita da Bologna +1,2%, Genova e Roma, entrambe con +1,3%. Altalene a parte, c`è chi però si mostra ancora incredulo davanti ai dati dell`istituto di statistica. Le associazioni dei consumatori rimangono infatti scettiche di fronte a un dato giudicato «sottostimato» e denunciano un impoverimento generalizzato delle famiglie. Il calo dei prezzi, affermano, si può spiegare solo con il raffreddamento dei consumi. INTESACONSUMATORI: DATO FORTEMENTE SOTTOSTIMATO – Il dato Istat sull`inflazione all`1,9% è «fortemente sottostimato»: lo sottolinea in una nota Intesaconsumatori che aggiunge «dati del tutto prevedibili che dovrebbero far riflettere Governo ed istituzioni». I prezzi e le tariffe rispetto ad un anno fa sono «decisamente più elevate di quanto formalmente dichiarato. Ed è anche a causa di ciò, che si è determinato un ulteriore impoverimento delle famiglie che ha causato un vistoso calo dei consumi e, di conseguenza, una forte caduta della produzione industriale». Per Intesaconsumatori «il Governo intanto dovrebbe quantomeno modificare profondamente la Finanziaria, basata sia sui vari tagli e trasferimenti che si vogliono attuare e che produrrebbero un ulteriore erosione del potere d`acquisto delle famiglie e, sia sugli aspetti fiscali che, se attuati, andrebbero a beneficio dei redditi elevati anziché nella più corretta ed equa direzione di quelli bassi, da cui potrebbe scaturire una concreta domanda di mercato funzionale alla ripresa dei beni di largo consumo e quindi della stessa produzione industriale. «L`attuale situazione non è solo negativa per le condizioni di vita delle famiglie, ma presenta particolari pericoli sul versante della produzione del nostro paese -sottolineano Codacons, Adusbef, Federconsumatori e Adoc- infatti, la vertiginosa caduta dei consumi nei settori tipici del made in Italy avrà in prospettiva una ricaduta importante sulla politica degli investimenti tesi all`innovazione tecnologica e alla qualità dei beni prodotti, terreno strategico su cui il nostro Paese si deve cimentare all`interno di una competizione internazionale sempre più agguerrita». «Più che di riduzione dei prezzi bisogna parlare di riduzione della qualità dei consumi – afferma l`Adiconsum – sempre più spesso le famiglie a reddito fisso sono infatti portate ad acquistare prodotti meno costosi, attraverso vendite promozionali e hard-discount». MARZANO: NON E` VERO CHE GLI ITALIANI SIANO DIVENTATI PIU` POVERI – «I problemi ci sono e non appartengo a quelli che li negano. Ma non è assolutamente vero che gli italiani sono diventati più poveri». Lo ha dichiarato il ministro per le Attività produttive Antonio Marzano, in un`intervista. «Vorrei far osservare che quando sono arrivato al ministero le assicurazioni Rc auto viaggiavano con aumenti del 18% oggi siamo a più 1,5. – ha continuato Marzano – sui prezzi non c`era niente e, invece, adesso possiamo contare sugli accordi con la grande distribuzione per calmierarli». «Che vi sia stato uno scalino nell`aumento dei prezzi dopo l`introduzione dell`euro nessuno lo nega – ha proseguito il ministro – e a confermarlo è stato anche l`Istat, che ha anche indicato però una progressiva riduzione dell`inflazione nell`ultimo anno. Con una sostenziale stabilizzazione dei prezzi. E soprattutto non c`è nessun indicatore statistico che avvalori un incremento dell`area della povertà in Italia. Semmai, è vero il contrario».

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