Depurazione, il canone non è dovuto
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fonte:
- La Sicilia.it
“Il canone della depurazione delle acque reflue, ha bensì natura tributaria, ma deve essere versato solo se il servizio di depurazione è effettivamente istituito“ è il principio dirompente espresso dalla Corte di Cassazione, sezione tributaria, con la sentenza n.18699 del 17 giugno 2004. Il canone, previsto secondo un`apposita tariffa, viene determinato in percentuale diversa per la parte relativa al servizio fognatura e per quella concernente la depurazione. Gli utenti sono obbligati soltanto se l`impianto esiste ed è funzionante, mentre non sono tenuti al pagamento quando il comune ne risulta sfornito. La sentenza interesserà tutti i cittadini che hanno versato una somma non dovuta i quali potranno rivolgersi al giudice competente per ottenere il rimborso del prezzo versato per un servizio inesistente. Gli Avolesi da tempo pagano per un servizio che il comune non fornisce e, ironia della sorte, su quei 27,76 euro, versano anche l`Iva al 10%. Al danno, si aggiunge la beffa. Il problema era stato sollevato in consiglio comunale nell`estate del 2003, quando, a causa della siccità, si erano insalinate le falde acquifere. I consiglieri dell`opposizione avevano sollevato il dubbio sulla legittimità del pagamento, ma l`amministrazione aveva giustificato l`obbligatorietà del versamento in quanto si trattava di un “accantonamento“ destinato, quindi, ad un fondo per l`attivazione futura, e tale è la dicitura sul bollettino prestampato. La sentenza della Corte di cassazione rende giustizia. In città la novità sta suscitando scalpore e i contribuenti si stanno già attivando per decidere il da farsi, come organizzarsi, se seguire l`esempio di altri comuni italiani che si trovano nelle stesse condizioni. Ad Augusta, ad esempio, si è costituito un Movimento in difesa dei diritti del cittadino. Il Centro Studi di Acitrezza, supportato da un gruppo di lavoro, si è rivolto al sindaco del comune di Acicastello per fare chiarezza sulla situazione perché, a quanto pare, la richiesta di rimborso riguarderebbe ben duemila utenti.
A Calascibetta la sentenza ha creato imbarazzo e l`amministrazione ha cercato di schernirsi dietro il paravento dell`ATO. In Campania, circa diecimila famiglie appartenenti ad alcuni comuni della penisola sorrentina, dovranno essere rimborsati dei tributi pagati dal `98 al 2000. L`attività più incisiva è quella svolta a Milano dal Codacons, associazione dei consumatori che, a seguito delle proteste dei cittadini, ha agito contro il comune, inadempiente su più fronti.
“Si sta costituendo un comitato di cittadini perché intendiamo occuparci della problematica. Il nostro obiettivo è quello di sensibilizzare l`opinione pubblica, magari organizzando dei sit-in. Vogliamo raccogliere le firme ed un contributo simbolico da parte dei cittadini per recuperare i fondi indispensabili per affrontare le spese legali del giudizio“ è quanto riferisce il signor Sebastiano Di Gregorio. Peppino Corsico, ex assessore negli anni `80, ha iniziato a far circolare gli estremi della sentenza della Cassazione. “Intraprenderemo le azioni legali, senza trascurare di far perseguire chi risulta eventualmente responsabile, dato che già da tempo alcuni cittadini avevano tentato di non pagare il canone depurazione, forti del fatto che si trattava di una voce distinta“ commenta Vincenzo Di Giorgio, membro del neo comitato.
Il comune sarà in grado di fronteggiare i rimborsi? Come verranno gestiti i fondi accantonati per la realizzazione del depuratore, considerato che gli stessi erano stati conteggiati tra le somme disponibili? La matassa sembra piuttosto aggrovigliata e dipanarla risulta forse non del tutto semplice, dato che il via all`impianto è stato dato proprio sulla base di questi conteggi.
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