Sindacati all`attacco: «È un premio per pochi»
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fonte:
- Il Gazzettino
Martedì lo sciopero generale. Pezzotta: «Mancano le risorse per il contratto del pubblico impiego»
Sciopero generale martedì e, poi, ancora mobilitazione, manifestazioni e proteste: il governo «non si illuda», mette in chiaro Epifani, con lo sciopero «non finisce l`iniziativa sindacale. Lo sciopero esprime una protesta contro le scelte del governo. Non vogliamo essere corresponsabili di scelte che consideriamo sbagliate per il Paese. Anche un governo autoreferenziale, di fronte ad una protesta che sale, ne dovrà tenere conto». Già decisamente contrario alla legge finanziaria, il sindacato trova nella riforma fiscale del governo Berlusconi nuove ragioni e nuovo alimento alla protesta.
La riduzione delle tasse «a parte della popolazione non dà niente, ad un`altra pochissimo, mentre all`1 per cento tantissimo», denuncia il leader della Cgil, Epifani. E, aggiunge, provoca «indignazione» il fatto che i ceti alti «hanno già avuto vantaggi, come l`abolizione della tassa di successione sui grandi patrimoni. Perché insistere, quando tanta gente non ce la fa?». Anche per Pezzotta (Cisl) «la riduzione per i lavoratori è minima, ininfluente: una mancia. Si distribuiscono e si danno più soldi a chi soldi già ne ha. Questa riduzione delle tasse, così com`è stata concepita, a parte la lacrimuccia compassionevole del fondo di solidarietà che non cambia nulla dal punto di vista della sostanza, dà molti soldi a chi ne ha e pochi a chi ne dovrebbe avere». E Angeletti (Uil) spiega che «non diminuiscono i motivi per andare allo sciopero», anzi: «La scuola viene penalizzata perché non vengono rinnovati i contratti agli insegnanti, il governo non ci ascolta nemmeno, anzi fa il contrario di ciò che chiediamo. Dunque che altra possibilità abbiamo se non quella dello sciopero?». Secondo Angeletti, «una riduzione delle tasse è di per sè un fatto positivo, ma quando è indifferenziata e generalizzata è purtroppo una operazione che non produrrà alcun effetto. Le cifre in gioco sono modeste: 6,5 miliardi di euro sono lo 0,5 per cento del pil. Queste poche risorse bisognava finalizzarle, circoscriverle a difendere il potere d`acquisto del lavoro dipendente, restituire il fiscal drag e non fare pagare le tasse sugli aumenti contrattuali». Proprio i rinnovi contrattuali del pubblico impiego sono uno dei temi di battaglia: «Proporci il 3,7 per significa dirci che non si vogliono rinnovare», mette in chiaro Pezzotta, aggiungendo che «lo sciopero generale del 30 novembre sarà fortissimo, con 80 manifestazioni in città d`Italia».
La manovra di riduzione delle tasse sembra gettare benzina sul fuoco e si annunciano altre agitazioni. La Gilda conferma lo sciopero dei docenti indetto il 15 dicembre e promette ulteriori forme di protesta e di mobilitazione contro la riforma Moratti e contro la «stangata» sulla scuola. Il settore agricolo è in allarme: sciopero di 8 ore, il 10 dicembre, indetto da Fai-Cisl, Flai-Cgil e Uila-Uil, per protestare contro il taglio delle indennità di disoccupazione e di maternità nel settore. «La decisione di tagliare le disoccupazioni agricole e le indennità di maternità alle braccianti per finanziare la riduzione delle tasse, in particolare dei redditi più elevati, non può che definirsi come una clamorosa mascalzonata», denuncia Mantegazza, della Uila-Uil.
Per la Ugl, Cetica afferma che solo uno sciopero può riaprire il confronto sulla manovra finanziaria: il governo «continua a eludere i problemi reali del Paese e a deludere, perché le nuove aliquote non avranno l`impatto annunciato sui redditi più bassi, sia i lavoratori che le imprese».
Protesta anche l`Intesaconsumatori: «Una finanziaria vergogna. Con una mano si finge di dare 6 miliardi di euro e con l`altra se ne tolgono 7,5. Il risultato è che si è tolto il futuro e la speranza».
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