Palazzine illegali, concessione edilizia annullata
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fonte:
- Corriere della Sera
Palazzine illegali, concessione edilizia annullata
Cortina d?Ampezzo: la sentenza del Consiglio di Stato conclude sei anni di scontri giudiziari per due costruzioni
Hanno combattuto sei anni e hanno vinto. Sulla battaglia giudiziaria contro le due palazzine di via Roccaraso, a due passi da via Cortina d?Ampezzo, c?è ora il sigillo del Consiglio di Stato. Che conferma l?annullamento della concessione rilasciata all?immobiliare «Nuova Foligno» e boccia il Tar, che aveva comunque consentito alla società di costruire. L?area è una «zona bianca», cioè priva di destinazione urbanistica: è il Comune, sostengono i magistrati amministrativi, che deve decidere cosa farne. La sentenza numero 7488 è stata depositata il 16 novembre. Sono 65 pagine in cui la quinta sezione, relatore il consigliere Cesare Lamberti, ricostruisce l?intera vicenda a partire dal 1998. Appelli principali e incidentali, sospensive, sentenze parziali hanno costellato il lungo iter giudiziario definito nei giorni scorsi a Palazzo Spada. Con l?immobiliare da una parte e il Comune, due associazioni (Cortina Verde e Codacons) e due privati (i signori Lucia La Cava e Alfredo Moschese) dall?altra.
Sull?area occupata dalle palazzine, ormai quasi completate, i cittadini avrebbero voluto (e vorrebbero ancora) un piccolo parco e un asilo. Ma il 7 luglio 1998 la «Nuova Foligno» ottiene dal IX dipartimento del Comune la concessione edilizia numero 641/c. È qui che inizia la guerra a colpi di carta da bollo. Infatti, quando nell?autunno dello stesso anno il Campidoglio ci ripensa e sospende i lavori (per poi annullare la licenza nel ?99), i costruttori ricorrono al Tar.
Tra proteste (dei cittadini) e tentativi di accordo (fra il Comune e la «Nuova Foligno») il 2 agosto 2002 la seconda sezione bis del Tar, con la sentenza numero 6902, annulla la concessione, ma stabilisce che l?immobiliare ha «diritto a effettuare interventi di edilizia residenziale nell?area, entro limiti di cubatura inferiori a quelli asseriti» nella licenza. Cioè tra 0,80 e 1,19 metri cubi per metro quadro. Ad aiutare i costruttori è il vecchio piano di zona 67 Acqua Traversa: il programma è scaduto nel ?69, ma nel 1964 il terreno della società vi era stato inserito come area di espansione edilizia economico-popolare.
Il Consiglio di Stato non accetta la decisione del Tar: «La decadenza dello strumento urbanistico attuativo – si legge nella sentenza – non comporta che l?area sia per ciò solo edificabile». Spiegano i magistrati di Palazzo Spada: «Delle possibili argomentazioni prospettabili per le aree inutilizzate (l?una implicante l?applicazione della disciplina delle “zone bianche“, l?altra implicante l?applicabilità della disciplina di piano regolatore), erroneamente la sentenza impugnata ha optato per la seconda». Quanto alla possibilità di costruire entro i limiti determinati dal Tar, il Consiglio di Stato afferma: «Siffata operazione non è rimessa alla valutazione del giudice, ma alla discrezionalità dell?amministrazione, che può stabilire l?indice di fabbricabilità anche in ragione di interessi che non siano puramente tecnici».
Nessun commento da parte dell?avvocato Federico Mannucci, che assiste l?immobiliare. Soddisfatti, invece, Ds, Verdi e Rifondazione. «Per una volta – dice Silvio Di Francia, capogruppo dei Verdi e coordinatore della maggioranza in Campidoglio – hanno vinto le ragioni dei cittadini. Speriamo che questa sentenza costituisca più di un appiglio per le loro speranze. La nostra volontà, come quella delle associazioni, è stata sempre chiara. Ora però bisogna pensare al dopo, riprendere il progetto dell?area verde e dell?asilo». Giovanni Carapella (Ds), presidente della commissione Lavori pubblici, si augura che la decisione del Consiglio di Stato spinga il sindaco Walter Veltroni «a dare un indirizzo univoco all?amministrazione». Perché non accada più che un ufficio firmi un atto indigesto alla politica. «Fin dall?inizio – ricorda Carapella – abbiamo cercato di spingere per una soluzione che tenesse conto sia degli interessi legittimi dei costruttori sia dei cittadini. Purtroppo non è stato possibile. Ora c?è un caso simile a Colli Aniene. Speriamo che le cose vadano diversamente».
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