6 Novembre 2004

Quarta settimana e arriva la crisi




MILANO. «Non è una leggenda metropolitana, la gente davvero non arriva a fine mese, non è un caso se nella quarta settimana del mese i consumi crollano». A dichiararlo è stato lo stesso ministro dell?Economia Domenico Siniscalco, in occasione della 80º giornata mondiale del risparmio. Dopo le infinite denunce delle associazioni consumatori, anche il governo si accorge della «sindrome della quarta settimana», ovvero del fatto che gli stipendi degli italiani non sono sufficienti, che a partire dal giorno 20 di ogni mese supermercati e negozi registrano un calo di vendite del 35-40% perchè la gente è costretta a rinunciare anche ai beni di prima necessità come pane e latte. Per questo motivo, ha spiegato il ministro, l?inflazione è stata bassa ad ottobre e ha invitato la grande distribuzione a «ridurre i prezzi se vogliono tornare a vendere». «Finalmente se ne accorge anche il governo – dice Carlo Rienzi, presidente del Codacons – la crisi della quarta settimana è dovuta al fatto che i prezzi sono saliti e gli stipendi no e riguarda soprattutto i beni di prima necessità. Una crisi che tocca i ceti medi e soprattutto le famiglie a reddito fisso. C?è poi un boom del credito al consumo anche per gli acquisti più semplici». In base ai dati di Intesaconsumatori un italiano su 3 è costretto a indebitarsi per arrivare a fine mese e chi si indebita di più sono soprattutto i giovani e le famiglie dei ceti medi. In particolare sono le persone fra i 31 e i 45 anni, con lavoro fisso, mutuo della casa e figli da allevare, quelle che faticano a tirare la fine del mese. La via d?uscita «è la riduzione di tutti i prezzi del 20% – aggiunge Rienzi – e uno sviluppo della concorrenza con il doppio cartellino sui prodotti». I primi prodotti a cui le famiglie rinunciano sono quelli a lunga conservazione e lo scatolame in genere, ma secondo una ricerca della Camera di Commercio di Milano c?è un 11% di negozianti secondo cui la gente rinuncia anche a pane, latte e verdura. Per le imprese produttrici di cibi freschi nei comparti di latte e derivati e della carne si calcola infatti un calo delle vendite nella quarta settimana tra il 5 e il 10%. «Ma la crisi della quarta settimana – spiega Gian Maria Menabò, direttore dell?area supermercati-ipermercati della Coop Consumatori NordEst – è solo la cartina di tornasole della crisi generale dei consumi. La gente a fine mese ha scadenze da affrontare come bollette, mutui, ma anche consumi a cui non si rinuncia più come le spese per il cellulare o per Internet. E allora gli alimentari diventano una delle poche cose su cui si può tagliare».


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