20 Ottobre 2004

Polizze vita, compagnie nel mirino Antitrust

Polizze vita, compagnie nel mirino Antitrust


Tesauro: la banca dati comune frena la concorrenza. I consumatori: chiederemo i danni




ROMA – L?Antitrust boccia come «restrittiva del mercato» la banca dati sui prodotti assicurativi-vita utilizzata da 13 compagnie, non tenendo conto del parere opposto dell?Isvap, l?istituto di vigilanza sulle assicurazioni. L?Autorità, guidata da Giuseppe Tesauro, ieri ha intimato la cessazione dell?infrazione a Generali, Generali Vita, Alleanza, Ina Vita, Banco Popolare di Verona e Novara, Capitalia, Fideuram Vita, Intesa Vita, Mediolanum Vita, Montepaschi Vita, Nationale Nederlanden Levensverzekering Maatschappij, San Paolo-Imi Wealth Management e Winterthur Vita. Assolta invece la Ras che aveva sottoscritto il contratto con la società Iama consulting che offriva la banca dati, condizionandolo all`autorizzazione dell`Autorità. Intesa consumatori chiederà i danni alle compagnie per il «cartello» posto in essere.


IL SOSPETTO – Torna dunque l?ombra del sospetto sul mercato assicurativo, dopo l?indagine che nel 2000 portò alla maximulta da 600 miliardi di lire comminata a alcune imprese Rc Auto. Ma per l?Ania, associazione delle compagnie, «sarebbe bastato un cenno da parte dell?Autorità per indurre le imprese a fare ciò che oggi si chiede perentoriamente». Ania non riesce «a comprendere cosa vi sia di censurabile nell?acquisto di un?indagine di mercato». «Siamo preoccupati – osserva – perché sembra quasi che tutto sia vietato salvo ciò che è esplicitamente consentito da specifiche norme di esenzione».
Il procedimento nacque un anno fa da un?autodenuncia di Ras e Generali che avevano acquistato la fornitura di una banca-dati, «Aequos», contenente dati sensibili del mercato delle assicurazioni vita: canale distributivo, condizioni di adesione, modalità di versamento dei premi. Conclusa l?istruttoria, l?Antitrust ora ha verificato che le imprese che acquisirono quella banca dati hanno posto in essere «un`intesa orizzontale, nella forma di pratica concordata, consistente nello scambio sistematico di informazioni commerciali sensibili tra imprese concorrenti» attraverso la Iama Consulting.



LA REAZIONE – Secondo l?Ania, l?Autorità non ha comminato sanzioni pecuniarie perché non avrebbe accertato «che la pratica abbia in concreto falsato la concorrenza». Tuttavia l?Antitrust è perentoria nell?affermare che gli elementi acquisiti inducono a «una valutazione di restrittività dell`intesa, in quanto la rende idonea a facilitare il raggiungimento di equilibri collusivi».
L?Ania oppone che le informazioni di Aequos «potevano essere acquisite da chiunque fosse interessato», compresi i consumatori. Ma secondo l?Antitrust «ciò che rileva ai fini di una maggiore trasparenza del mercato è, da un lato, la immediata accessibilità (delle informazioni ndr ), dall`altro, la reale utilizzabilità dei dati elementari relativi alla singola compagnia da parte degli operatori del mercato, compresi i consumatori».


BANCHE DATI – Infine secondo l?Ania il prodotto si basava su una licenza di una società inglese che non aveva mai avuto problemi con l?Antitrust inglese. In merito l?Autorità osserva che l`analisi del prodotto inglese «evidenzia però un contenuto informativo estremamente limitato» rispetto a Aequos. L?Antitrust sembra invece aver sorvolato sui legami tra Iama consulting e Rc Log, la società che forniva i database alle compagnie Rc auto multate. In particolare Rc Log era, ai tempi dell`inchiesta Antitrust, parte del gruppo Iama. Nel luglio 2001 le due società non hanno più avuto soci in comune. Ma ancora due anni fa, come risulta da alcuni verbali sociali, Rc Log decideva di commercializzare nuovi prodotti a nome Iama «per le note vicende legate alla questione antitrust».

Previous Next
Close
Test Caption
Test Description goes like this