14 Ottobre 2004

L`Italia retrocede al 47° posto per tasse, burocrazie e strutture

L`Italia retrocede al 47° posto per tasse, burocrazie e strutture. Avanti tutti i partner europei



Roma . Meno sei posizioni in un anno. Meno 21 dal 2001. Peggiora il grado di competitività del sistema Italia che precipita al 47° posto su 104 nella graduatoria stilata dal World Economic Forum (Wef). Perdiamo terreno rispetto ai partner europei e alle economie emergenti: staccati dai Quindici, superati dal plotone dei nuovi entrati nell`Unione europea arranchiamo dietro al Botswana. In testa alla classifica si conferma la Finlandia seguita dagli Stati Uniti.
A pesare nel giudizio impietoso sull`Italia – stilato sulla base di un sondaggio fra 8.700 business leader internazionali – sono fattori definiti «allarmanti» dagli analisti della Sda Bocconi che si sono aggravati nel giro di un biennio. L`inefficienza della pubblica amministrazione, un mercato del lavoro ingessato dalle normative, l`inefficienza delle infrastrutture e l`eccessiva pressione fiscale sono all`origine di una debolezza cronica.
Il capitolo della pubblica amministrazione è il più tartassato dalle critiche. «Il peggioramento della performance interessa tutti i fronti, registrando cali particolarmente netti nella qualità delle istituzioni pubbliche» si legge nel rapporto. Nel dettaglio a preoccupare sono voci come «i favoritismi nelle decisioni pubbliche, l`indipendenza della magistratura e l`impatto della criminalità a livello aziendale». Ma nel mirino del Wef sono finite soprattutto i vincoli eccessivi delle leggi sul lavoro e le tasse. Una voce – quest`ultima – che ci relega fra il 94° ed il 98° posto in graduatoria. Lo stesso Economic Forum prima del carico fiscale eccessivo, lamenta per l`Italia sistemi burocratici ancora lungi dall`essere snelliti e infrastrutture decisamente arcaiche, oltre ad un`attenzione a ricerca e investimenti di qualità, decisamente marginale.
Il capitolo della tecnologia regala invece luci ed ombre. Fra i risultati positivi spiccano il terzo posto «per la qualità del business» ed il quarto dei telefonini. Bene anche la diffusione di Internet e dell`informatica (26° sugli utenti della Rete, 28° sui personal computer e 42° sugli host Internet). A sorpresa anche la voce «fuga dei cervelli all`estero» è stata ridimensionata.
La lista nera si apre invece con gli accessi Internet nelle scuole (53° posto). E precipita attraverso le normative che regolano il settore (59°), la collaborazione impresa-università (64°) la promozione dell`Information Communication Technology (66°) e il livello di priorità nell`Ict (73°) fino a toccare i livelli minimi per quanto riguarda la spesa in ricerca e la capacità di integrazione.
Sul verdetto del Wef si registra la prudenza degli imprenditori. «Non credo che abbiamo davanti tutti questi Paesi. Onestamente facciamo della competitività un punto centrale per la crescita e lo sviluppo» ha commentato il direttore generale di Confindustria Maurizio Beretta. Opposto il giudizio di Intesaconsumatori.
Ma il sistema deve fare i conti con nuovi dati contrastanti. Secondo l`Istat, la produzione industriale ad agosto è diminuita rispetto a luglio di quasi un punto. Mentre è cresciuta di oltre sei punti rispetto ad un anno prima. Ma soltanto perché si è lavorato due giorni in più.

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