9 Ottobre 2004

Petrolio e benzina ai nuovi massimi

Petrolio e benzina ai nuovi massimi


Prodi: «Bruxelles non può intervenire sulle accise, non c?è accordo»





MILANO Non si allenta la pressione sul petrolio. Falliti i negoziati per scongiurare lo sciopero in Nigeria, dove da lunedì scatta l?astensione generale che rischia di compromettere il già risicato livello delle scorte Usa, i timori che le disponibilità per l?inverno possano scarseggiare hanno preso il sopravvento. E le quotazioni sono ancora una volta decollate: all?Ipe Londra il future scadenza novembre del brent è arrivato a un passo dai 50 dollari al barile, al massimo assoluto di 49,65 dollari, trascinando la consegna di dicembre al primato di 48,42 dollari. A New York il contratto di riferimento ha raggiunto la vetta storica di 53,37 dollari, mentre l?indice Crb delle materie prime si è arrampicato al top da 23 anni a 287,21 punti.
Conseguenza diretta, l?ennesimo record della benzina. Ai distributori Q8 la verde è arrivata a 1,185 euro al litro e il gasolio a 1,017 euro, contemporaneamente altre due compagnie hanno rivisto al rialzo il prezzo consigliato ai gestori: si tratta di Shell (+0,003 a 1,184 euro al litro la benzina, +0,002 a 1,014 il gasolio) e Esso (+0,002 a 1,182 la verde, +0,005 a 1,013 il diesel). Vale a dire che un pieno di verde per un`auto di media cilindrata costa oggi poco meno di 60 euro, contro i circa 52 necessari all`inizio dell`anno quando la benzina viaggiava intorno ai 1,050 euro. Troppo, affermano le associazioni dei consumatori. Che vanno all?attacco. Sul prezzo dei carburanti è «in atto una grande e odiosa speculazione da parte delle compagnie petrolifere, che stanno approfittando del cambiamento del parco circolante delle auto da benzina a diesel per aumentare soprattutto i listini del gasolio», accusa Intesaconsumatori. La prova, sostiene Elio Lannutti dell?Adusbef, sta nelle cifre: «Perché il diesel è cresciuto in percentuale più della verde? Proprio perché si vuol colpire il più ampio numero di automobilisti». Dati alla mano, l?Unione petrolifera ribatte spiegando che gli incrementi intervenuti a livello internazionale negli ultimi dodici mesi (+0,137 euro al litro per il gasolio, +0,113 per la benzina) sono stati solo in parte trasferiti sui prezzi industriali italiani: +0,122 euro al litro il gasolio (da 0,310 a 0,432 euro al litro), +0,088 euro al litro la benzina (da 0,328 a 0,416 euro al litro). «Le associazioni dei consumatori non sanno evidentemente di cosa parlano, quando ipotizzano speculazioni sul prezzo del gasolio da parte delle compagnie – dicono i petrolieri – In autunno le quotazioni internazionali sono abitualmente superiori a quelle della benzina, a causa della stagionalità, e non hanno nulla a che vedere con la costante crescita dell`immatricolazione di vetture diesel».
E a inasprire il confronto si aggiunge la conferma che Bruxelles nulla può per calmierare i carburanti alle stelle. «Non può intervenire sulle accise per ridurre il costo della benzina. Non abbiamo la possibilità di armonizzare, non c?è accordo», gela le speranze il presidente della commissione Ue Romano Prodi. Ma Intesaconsumatori non si rassegna: «Basta con lo scarico di responsabilità sulla riduzione dell?accisa sui carburanti. Non è vero che se non c?è accordo i governi nazionali non possono operare in tal senso». Dunque si agisca con serietà – è l?esortazione – si riduca l?accisa di 4 cent «non solo per portare sollievo diretto ai cittadini ma anche per evitare ricadute negative sulla determinazione dei prezzi dei beni di largo consumo».

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