7 Ottobre 2004

Via libera della Regione al piano di recupero Atc






ALESSANDRIA.
La magistratura nel luglio 2003 ha posto sotto sequestro i cantieri dei due edifici di edilizia residenziale che l?Atc sta realizzando in piazza Santa Maria di Castello, dopo aver demolito vecchie costruzioni. Una delle accuse contestate nell?ordinanza del gip è la mancanza del piano di recupero previsto per le opere in «area centrale storica». Un piano che secondo il Comune invece non era necessario in quanto i due edifici rientrano nel più ampio piano relativo all?intero Borgo Rovereto. Per cercare di ottenere il dissequestro dei cantieri, mesi fa l? Atc ha presentato il piano di recupero, approvato tra polemiche in Consiglio comunale: ha avuto ora l?approvazione della Regione e dovrà tornare in Consiglio comunale per quella definitiva.
Il 20 ottobre, intanto, riprenderà il processo (si è alla terza udienza, ancora interlocutoria) a carico dell?ingegner Riccardo Sansebastiano, dirigente del settore tecnico dell?Agenzia territoriale per la casa e titolare della concessione, dell?architetto Gianna Damonte, direttore dei lavori, e di Nicola Romano, legale rappresentante dell?impresa a cui era stata affidata l?opera. Sono imputati di abuso edilizio.
Il giudice unico Tiziana Belgrano deve pronunciarsi sull?ammissione o meno delle parti civili quindi si entrerà nel vivo del dibattimento. Hanno chiesto di costituirsi, e il pm Enrica Bertolotto ne ha manifestato il diritto, l?Associazione «Amici di Rovereto», il Codacons, e tre cittadini (Vincenzo Cacioppo, Giorgio Hanau, Nicola Parodi) assistiti da Giuseppe Oneglia, Cristina Giordano, Carlo Traverso, Tiziana Sorriento. Il pool difensivo, invece, si oppone. «L?Associazione, sorta fra l?altro dopo che l?illecito già era stato compiuto, ammesso che di illecito si sia trattato – sostiene Tino Goglino, con il quale concordano Claudio Dal Piaz, Massimo Boggio e Franco Cortese – non è legittimata a costituirsi: nessuna legge glielo consente. I tre privati non hanno titolo perché le due costruzioni non hanno leso loro diritti soggettivi. Il Codacons può intervenire in giudizio, ma senza la facoltà di chiedere il risarcimento danni».
Per l?accusa gli imputati non hanno predisposto il piano di recupero previsto per le opere in area centrale storica, hanno realizzato locali seminterrati vietati perché in area esondabile, non hanno il parere obbligatorio della commissione regionale Beni culturali.

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