6 Ottobre 2004

Crac Parmalat, prima udienza senza big

Crac Parmalat, prima udienza senza big

Si riprende il 29 ottobre. Calisto Tanzi in aula «solo se i medici gli daranno il via libera» ma non farà richiesta di patteggiamento



Milano.
Ha preso il via ieri senza gli imputati l`udienza preliminare del processo Parmalat, uno dei crac finanziari più pesanti della storia economica italiana. Una maxi udienza, quella che si è aperta nell`Aula Magna del Palazzo di Giustizia, che vede sotto accusa 29 persone per i reati di aggiotaggio, false comunicazioni dei revisori e ostacolo all`esercizio delle funzioni di vigilanza della Consob.Come detto, gli imputati non erano presenti in aula, forse perchè consigliati dai difensori ad evitare la “passerella“ mediatica per raggiungere l`aula dell`udienza: non c`era Calisto Tanzi, l`ex patron del gruppo di Collecchio, non c`erano Maurizio Bianchi e Lorenzo Penca, i due ex revisori della società Grant Thornton, arrestati lo scorso 31 dicembre, che hanno chiesto e ottenuto di essere giudicati con quel rito immediato che nel marzo scorso il gip Guido Piffer negò alla Procura per tutti gli imputati. I due entreranno in aula il prossimo 27 gennaio.Oltre 5 mila risparmiatori rimasti travolti dal crac Parmalat hanno chiesto di costituirsi parte civile: una cifra che negli ambienti giudiziari si vocifera sia ben più alta, considerando che gli avvocati di parte civile sfilati davanti al gup Cesare Tacconi sono stati un centinaio, e alcuni rappresentavano un vero e proprio esercito. Tra le richieste di parte civile ci sono anche quelle di Enrico Bondi, commissario di Parmalat, della Consob e delle varie associazioni come Adusbef, Federconsumatori, Confconsumatori, Codacons, del Comitato Parmalat, dei nuovi responsabili di Italaudit (ex Grant Thornton) e altri. Forse ci sarà anche la casa madre di Bank of America, che ha fatto sapere di essere impegnata a valutare se costituirsi parte civile. Soddisfatto il legale di Bondi, Marco De Luca, circa i tempi del processo: «Con queste dimensioni può andare avanti in modo spedito» e ha sottolineato l`importanza del fatto che, in appena dieci mesi, si sia arrivati a un`udienza preliminare, «Soprattutto – ha ribadito – se si pensa al passato, quando ci voleva almeno qualche anno. È un segnale di efficienza del sistema che ha anche una sua efficacia deterrente nei confronti di chi pensa che il mercato e il sistema non abbiano la capacità di reagire».Nell`udienza preliminare non ci sono state richieste di patteggiamento, anche se già si sa che molti imputati mirano ad essere giudicati con questo rito alternativo: puntano infatti a concordare una pena al di sotto dei 2 anni. Probabilmente tra di loro ci saranno anche Fausto Tonna e Luciano Del Soldato che in qualche modo avevano preannunciato la loro linea processuale nei giorni scorsi. La questione, comunque, è ancora in alto mare.Secondo i difensori, tra coloro che invece non chiederanno alcun patteggiamento c`è senza dubbio Tanzi: «Il cavaliere potrebbe venire in aula – ha spiegato l`avvocato – solo però se i medici, viste le sue condizioni di salute, daranno il via libera».Ieri, a sostenere l`accusa, c`erano i tre pubblici ministeri titolari dell`inchiesta, Francesco Greco, Eugenio Fusco e Carlo Nocerino. Anche tra gli inquirenti la soddisfazione era palpabile per come si è svolta l`udienza preliminare: «Entro la fine di dicembre si potrebbe anche chiudere con la decisione del gup sulla nostra richiesta di rinvio a giudizio». Se la prima udienza si è conclusa perciò attorno a un mare di richieste di costituzione di parti civili (a questo proposito Greco ha lanciato la proposta di una riforma «visto che – ha detto – l`Italia non è posto da class action ma ha una Procura che tutela gli interessi dei risparmiatori») , il prossimo 29 ottobre, data fissata dal gup per la prosecuzione del processo, si entrerà nel vivo della vicenda, magari con la presenza dello stesso Tanzi.

Inevitabili le polemiche: a tenere banco ieri quella a distanza tra gli avvocati De Luca e Gaetano Pecorella, che è anche ex presidente della Commissione Giustizia della Camera e che al processo tutela una cinquantina di risparmiatori: «Per poter ergersi a paladini dei risparmiatori occorre assumere posizioni conseguenti – ha commentato il legale di Bondi – chi ha derubricato dei delitti che vanno anche contro i risparmiatori con semplici sanzioni, dovrebbe ripensarci ». Secca la risposta di Pecorella: «Questi fatti sono accaduti durante la scorsa legislatura, quando non c`era la nuova legge sul falso in bilancio. Si tratta inoltre di una società quotata in Borsa e l`attuale legge prevede la stessa sanzione. E poi qui sui contesta il reato di aggiotaggio».Polemiche,queste, che si stemperano nelle parole dolorose di quanti, dopo aver investito la liquidazione in bond Parmalat, hanno dovuto assistere, impotenti, al crollo di un gruppo che per anni, e fino all`ultimo, è riuscito a presentarsi al pubblico con un “maquillage“ perfetto.

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