Un piccolo collasso e il cavaliere è rimasto a casa
-
fonte:
- L`Unione Sarda
Milano Sono un esercito: centotrentacinquemila. Tutti o quasi colpiti e affondati dal crac multinazionale della Parmalat. A vederli, ieri mattina negli androni lunghi del palazzo di giustizia, erano un`onda: infinita e disperata. Portavano, bagaglio a mano, storie di piccoli risparmi bruciati in un attimo, sacrifici di una vita inceneriti sul rogo della vanità di un imprenditore che non era in grado di badare neppure a se stesso. Un tracollo, uno sfracello: che riguarda, naturalmente, solo la curva sud del Paese, una folla minuta e anonima. L`Italietta che si è fidata dello Stato e delle banche.
È il giorno degli ultimi. All`apertura del processo contro Calisto Tanzi, udienza preliminare con sessanta avvocati e maxischermi per un popolo di truffati da stadio, c`erano soltanto loro. Il Cavaliere (come lo chiamano a Parma) ha avuto un provvidenziale collasso ed è rimasto a casa. Appartiene, dev`essere un difetto della categoria, a quella schiera di capitani d`industria che tradiscono salute cagionevole in concomitanza con un avviso di garanzia. Insieme a lui, non c`erano nemmeno gli altri ventotto imputati, il suo staff di contabili-giocolieri, due società di revisione e una banca (Bank of America) chiamate a rispondere di una colossale truffa.
Hanno lasciato spazio agli avvocati (che hanno le facce pronte alla bisogna) immaginando l`invasione barbarica delle telecamere e di quei poveri disgraziati rimasti con un pugno di mosche. Meglio evitare il contatto diretto: tanto più che la macchina giudiziaria impiegherà non meno di un anno solo per stabilire quanti dovranno essere rinviati a giudizio (per aggiotaggio). Due, comparse tra le comparse, hanno scelto il rito immediato: a gennaio dell`anno prossimo vanno in aula. E sperano. Sperano di far capire che erano soltanto vagoni di coda di un treno senza fine. Gli altri?
Francesco Greco, uno dei tre pubblici ministeri, ha avvertito: «Toglietevi dalla testa Tangentopoli, questo è uno scandalo economico di sistema». Vuol dire, tradotto dal dizionario prudente delle toghe, che Tanzi è davvero soltanto uno, nessuno e centomila in un`operazione di saccheggio su larga scala. Un altro pm, Carlo Nocerino, confida in una pausa dell`udienza che «ci sono problemi di notifiche». Come dire che i tempi della giustizia, previsti fuori orario, puntano ora dritti verso l`eternità.
Sembrava una fila alle Poste quella di ieri. Davanti alla vetrata che porta all`aula magna, i risparmiatori – parti lese, come si dice tecnicamente – aspettano il turno per entrare: devono costituirsi parte civile, nella speranza di recuperare qualche euro. «Non gli interessi, per carità. Almeno il capitale». Sanno d`essere fratellastri dei risparmiatori della Cirio e dei bond Argentina, rapine d`altra epoca rimaste più o meno impunite. Dunque, possono soltanto pregare. E aggiungere, visto che sono in ballo, un pizzico di ironia. Rita, la panettiera che per una vita s`è alzata alle cinque del mattino, domeniche comprese, ha perduto sessantamila euro. «Ho cominciato a lavorare che avevo dodici anni e quando mio marito mi ha detto proviamo, io ho avuto paura. Ma la banca insisteva, è un affare». Non le è rimasto niente, manco il marito (morto in corso di bancarotta altrui). Incontrasse Tanzi, che gli direbbe? «Niente, però stringerei la borsetta».
Arrivano da tutta Italia e riempiono un`ala di quel grande mercato quasi uguale per tutti che è il palazzo di giustizia. Sono talmente tanti che li hanno convocati nella sala dove un famoso procuratore generale lanciò il grido d`una battaglia morale: resistere, resistere, resistere. Difatti i risparmiatori Parmalat resisteranno: in giudizio, ultima spiaggia. Ma sono tesi, spaventati. Ai giornalisti hanno perfino paura di rivelare nome e cognome: «Non si sa mai, paghiamo sempre noi». Salerio Edo, prima il cognome e poi il nome, rompe le righe del silenzio. Ha fatto il tassista per 45 anni e ha messo insieme 45mila euro. «Tutti i nostri soldi, tutta la nostra vita». E ora? Sibila, preme il fazzoletto sugli occhi per non farsi vedere piangere: «Piazzale Loreto è vuoto. Bisognerà riempirlo di nuovo. Io abito in un Paese di corrotti e corruttori».
L`avvocato Gaetano Pecorella, presidente della commissione giustizia della Camera, legale dell`altro Cavaliere (quello più famoso e più basso), conferma: «Corrotti e corruttori, certo. E adesso anche bancarottieri». Rappresenta una cinquantina di truffati. Quando gli domandano se è più colpevole Tanzi o il sistema bancario (che ha coperto-taciuto-protetto-speculato), mette il pilota automatico: «Si tratta di ruoli differenti». Verrà il giorno del risarcimento? «Mah, speriamo. Le responsabilità sono clamorose ed evidenti. Questo processo dimostra che le sanzioni non sono servite a nulla». Reazioni del governo, iniziative del Parlamento? «Le proposte non mancano, i tempi però sono quelli che sono».
Saluti da Milano. La prossima udienza è fissata per il 25 ottobre, poi si farà il calendario delle udienze di novembre e così via. Nel frattempo andranno in porto (si spera) le altre due inchieste che riguardano il crac Parmalat: una (Procura di Parma) riguarda i reati di associazione per delinquere e bancarotta fraudolenta, un`altra (Procura di Milano) la violazione della legge sul finanziamento dei partiti. Perché Tanzi, in un momento della sua breve permanenza in carcere (appena 105 giorni), ha fatto sapere d`aver scucito qualche centesimo a onorevoli della repubblica. Sulla vicenda sono già stati sentiti Pierferdinando Casini (presidente della Camera) e il ministro Alemanno. C`è anche una rigogliosa parcella versata al senatore La Loggia («ma era una consulenza legale»). Per completezza di cronaca va chiarito tuttavia che per questa indagine ci sono appena cinque nomi nel registro degli indagati, nessun politico.
Basta questo per capire che quello iniziato ieri è giusto il primo, pallidissimo segnale di un terremoto giudiziario che investe molti & insospettabili. La Consob, organo di controllo della società in Borsa, ha fatto il suo dovere fino in fondo? Non solo: c`è anche da accertare che fine abbiano fatto i soldi incassati coi bond, imposti dalle banche a Parmalat per alleggerire il debito con gli istituti di credito sulle spalle dei risparmiatori. Giampiero Biancolella, legale di Calisto Tanzi: «Negli ultimi diciotto mesi il gruppo Parmalat si è indebitato per 1.820 milioni e ne ha incassato 956». Siccome la matematica non è un`opinione, dove sono gli altri? A voler fare le pulci, ci sarebbe da scoprire anche che fine hanno fatto 1.300 milioni di euro di cui il Cavaliere non sa dare spiegazione. I giornali parlano di tesoro segreto, ma forse è solo altra benzina sul fuoco.
Soldi a parte, qualcuno ci ha perso anche la testa. Tra la ressa di taccuini, truffati e telecamere s`aggira una biondina («Sono Paola Bariscemi, dottoressa Paola Bariscemi») che quattro anni fa ha presentato una denuncia per aggiotaggio bancario. Poi, visto che non l`ascoltava, ha denunciato anche il pm Greco per favoreggiamento. «Bastasse questo: il sindaco mi ha fatto internare per tre settimane in una struttura psichiatrica. E tutto perché io ho le carte probanti». Le mostra, le carte probanti, a tutti gli avvocati che entrano al processo sperando di trovarne uno disposto a rappresentarla. Ferma chi gli capita: «Vuol sapere la mia storia? Facevo parte di una società di revisione…». Più lucido, pallidissimo e con un gigantesco tricolore di cartone, Andrea Cogo, trevigiano di 37 anni, mostra un`altra faccia di questo campionario d`Italia. Fa l`operaio stagionale, ha messo da parte 50mila euro per comprarsi un monovano e sposarsi, poi «ho scoperto che le azioni Parmalat tiravano». Ha scommesso tutto, in attesa che l`industria del mattone abbassasse i prezzi. Gli è rimasto il sogno di una casa che non avrà e una fidanzata in lista d`attesa. Vorrebbe gridare, protestare in modo clamoroso, scatenare il finimondo: gli riesce soltanto di incrociare la folla a braccia spalancate, con quella sua bandiera che urla Parmalat vergogna d`Italia. Avrà due righe di gloria sui quotidiani e venti secondi in tivù. Dopodiché potrà serenamente archiviare il suo naufragio.
Uno dei tanti, in fin dei conti. Il segretario del Codacons, un legale che rappresenta 517 risparmiatori («diconsi 517»), il presidente dell`Adusbef e altri delegati dello sfascio si lasciano avvicinare volentieri. Per dire che «uno Stato serio e democratico dovrebbe tutelare le vittime di questa vicenda». Dovrebbe. E il cavalier Calisto, intanto? A Milano arrivano sul suo conto spezzoni di biografia esemplare, giusto per attenuare un uragano d`odio. L`ex addetto-stampa del Parma-calcio, uno che lo conosce bene: «Il Cavaliere ha sempre condotto una vita morigerata, chiuso nella sua villa alla periferia di Parma. Non esce, e se esce lo fa con le guardie del corpo. Tiene molto alla famiglia, è un cattolico convinto e praticante». Finisse qui, sarebbe un profilo da aspirante beato, uno da infilare nei lotti domenicali della fabbrica di santi che si tiene a scadenze fisse in piazza san Pietro a Roma. «Non è questo il problema. Il Cavaliere è un po` come il Duce: ne ha combinato però ha anche costruito». Dicono che faceva spallucce quando il suo braccio destro Fausto Tonna, lo aggiornava sullo stato disastrato del gruppo. Un altro dei suoi boys, Giovanni Bonici (direttore di Parmalat-Venezuela) lo ricorda «pignolo e rigorosissimo».
Provate a parlarne con Giovanni Ghilardi, metalmeccanico milanese in pensione, che è venuto in Tribunale a rivendicare una cifra ridicola: tremila euro. «Era tutto il mio capitale». E adesso li rivuole (rivorrebbe) indietro. Dice che non ce l`ha tanto «con gli imbroglioni ma con quelli che gli permettono di esserlo». Sfiduciato, tradito, deluso? A mettergli buonumore pensa un compagno di sventura, negoziante d`abbigliamento in attesa di pensione, che sintetizza la sua vita stile telegramma: «Ho subìto tre furti e una rapina a mano armata. Ho comprato obbligazioni Del Monte (non sapevo che significava Cirio), Argentina e un po` di Parmalat. Quarantamila euro in tutto. Cosa mi è rimasto? Questo». Questo è il foglietto spiegazzato con lo stemma della repubblica che lo invita a presentarsi ad ore 9 del giorno 5 ottobre corrente anno presso il Tribunale di Milano».
Il giudice per le udienze preliminari si chiama Cesare Taccori. Ha fama di magistrato equilibrato e onesto, ma anche di uno che non si fa prendere dal turbo. Sta dietro un lungo separé che chiude lo sguardo al pubblico. Ogni tanto appare nel maxischermo di modo che i risparmiatori di fine coda possano avere la certezza che la giustizia c`è: anche se lontanissima. Prima o poi dovrebbe arrivare.
-
Sezioni:
- Rassegna Stampa
-
Aree Tematiche:
- ECONOMIA & FINANZA
